Venezuela: un paese a rischio e non per volontà dei giovani

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A Caracas e diverse altre città del paese il 12 febbraio, giorno della gioventù che ricorda la battaglia per l’indipendenza, la Batalla de la Victoria, iniziava una violenta sequela di manifestazioni rivoltose che ad oggi avrebbe provocato una decina di morti e oltre un centinaio di feriti. Ad oggi la situazione non è molto cambiata.

L’obbiettivo di queste proteste, partite dai  cortei studenteschi, è quello di rovesciare il presidente venezuelano Nicolás Maduro – successore di Chávez – e far fallire per le vie di fatto l’esperienza del socialismo bolivariano. L’operazione ha come leadership di fatto Leopoldo López – l’avversario di Enrique Capriles nell’opposizione di Mesa de la Unidad Democrática (Mud) – Antonio Ledezma – sindaco di Caracas – e Maria Corina Machado.



Venezuela. Ciudad Bolivar. Foto Mario Bertini
È del tutto evidente che, come spesso viene detto dentro e fuori la nazione, l’accusa dell’esistenza di una dittatura in Venezuela è falsa come dimostra lo svolgimento e i risultati delle innumerevoli elezioni tenutesi dall’arrivo di Chávez. Non solo, ma le opposizioni anche quelle più becere, controllano molti dei media, tradizionali e non. La polizia che ha commesso azioni illecite, non ha protetto i manifestanti dai colectivos e in alcuni casi durante le manifestazioni, anche precedenti al 12 febbraio, ha represso duramente i partecipanti, non è più quella pre-Chávez e la Costituzione ha istituito la Defensoría del pueblo con a capo la garantista, nota e rispettata a livello internazionale Gabriela Ramirez per la difesa dei diritti.
Dopo cinque giorni di latitanza Leopoldo López si è consegnato alla polizia e contemporaneamente però veniva destituito Manuel Bernal Martínez, capo del Servicio Bolivariano de Inteligencia.
Come ha dichiarato Ignacio Ramonet, direttore di Diplo spagnolo, ci troviamo di fronte ad «un tentativo di destabilizzazione violenta del paese. Una piccola minoranza, in base ad una protesta studentesca senza vere rivendicazioni e appoggiata dai  grandi media ha  scatenato una serie di violenze […]. Il Venezuela non è nuovo a queste crisi, provocate dall’opposizione interna con appoggi esterni» [1].

Secondo Stefanini in questo momento l’aggravarsi della situazione potrebbe essere il risultato di una sorta di sindrome di Kiev, dove le parti estreme dei due schieramenti sembrano voler spingere verso  uno scontro frontale come dimostrerebbero certi dubbi su chi avrebbe effettivamente sparato e ucciso durante gli scontri e come dimostrerebbe l’ostilità con cui è stata accolta la stretta di mano, durante una riunione d’emergenza, tra il presidente e il leader dell’opposizione Capriles [2].
Del resto all’interno di Mud si stanno scontrando la componente legata a quest’ultimo che ha una strategia di posizione per far implodere il governo e quella di López che vorrebbe con la forza abbattere il “sistema”.


Venezuela. Ciudad Bolivar, aspettando la farina distribuita gratuitamente. Foto Mario Bertini

Purtroppo questo clima si inserisce in un Venezuela in crisi e che ha molti problemi gravi da risolvere. I generi di prima necessità scarseggiano, al mercato nero il dollaro di vende quindici volte in più del cambio ufficiale favorito dalla speculazione conseguenza anche della fuga di capitali, la sicurezza è molto peggiorata e la capacità produttiva della nazione ridotta.
Sicuramente ci sono stati errori da parte della dirigenza nel governo delle materie economiche ma non va mai  dimenticato che in questi anni c’è stata la più grande redistribuzione di ricchezze mai vista verso i più poveri (in quasi tutto il mondo è accaduto il contrario) grazie ai ricavi dalla vendita di petrolio. I poteri forti, interni ed esterni, non hanno mai digerito le politiche sociali e hanno tentato più o meno illegalmente di sabotarne i risultati e a non dare futuro.

Prima di chiudere vorrei ricordare che durante questi giorni la retorica dei giovani senza futuro e tutti contro il governo attuale ha  avuto il sopravvento. Ma questo non cozza con il fatto, come ha spiegato Alejandro Fierro membro del Centro de estudios politicos y sociales, il 60% della popolazione ha meno  di trent’anni e con questa popolazione le elezioni sono state vinte 18 volte su 19? Sempre Fierro parlando della II Encuesta nacional de la Juventud ha spiegato che del campione dei 10.000 intervistati (15-29 anni) il 77% dichiara di trovarsi bene nel suo paese e il 60% considera il sistema socialista è il migliore possibile contro il 21% del capitalismo [3].
Pasquale Esposito

[1] La dichiarazione è ripresa in Geraldina Colotti, “Oggi la Mud di nuovo in piazza”, il manifesto, 22 febbraio  2014, pag. 7
[2] Maurizio Stefanini, “Gli opposti estremismi e le proteste in Venezuela”, temi.repubblica.it, 19 febbraio 2014
[3] Geraldina Colotti, “Giovani, la rivolta è presunta”, il manifesto, 23 febbraio  2014, pag. 8

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