Verdena, Endkadenz Vol. 1. Ancora un album che sorride agli dei

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Per gli appunti scritti su WOW, l’album del 2011, avevo scelto come titolo Un’enciclopedia di suoni diretta al pop”, per quel doppio così corposo e per le citazioni pop che s’incontravano. Endkadenz conserva il carattere enciclopedico anche se il secondo  volume uscirà fra alcuni mesi per una scelta imposta dalla casa discografica. E la direzione del pop non è cambiata, ma qui la strada che si percorre è diversa, almeno in questa prima parte.

Vola in alto e poi
Provaci se vuoi
E tu mai
Lo sai un po’ esageri

Non c’è esagerazione, perché la ricerca di uno spartito che avesse elementi di universalità nella forma canzone senza, però, passare per banali scorciatoie e mantenendo la modernità al centro dell’album, è un punto fermo così come accaduto in tutta la storia dei Verdena.

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Una storia oramai lunga e che ha segnato quella del rock indipendente italiano. I Verdena nascono a metà degli anni ’80 ad Albino (BG) con i fratelli Ferrari, Alberto (voce, chitarre e tastiere) e Luca (batteria, percussioni e sinth). Nel 1996 arriva nel gruppo la bassista Roberta Sammarelli. E fin dal primo lavoro (Verdena, 1999) raccolgono consensi così arriva “Solo un grande sasso” nel 2001, “Il suicidio dei samurai” nel 2004, “Requiem” nel 2007 fino al doppio “WOW” nel 2011, ritenuto, a ragione, uno dei dischi migliori della storia rock italiana.

Un’opera complessa e creativamente originale per la varietà degli elementi musicali e la coerenza stilistica di certe soluzioni, come una costante distorsione vocale attraverso un pedale fuzz, che deve tener conto anche delle dolcezze pop e della psichedelia le cui incursioni sono sempre presenti. Le note di pianoforte che non sono solo accenni e perché no  la presenza di falsi ottoni e un forza del ritmo dato dalle percussioni alle quali fa riferimento il criptico titolo dell’album. Endkadenz  è il gran finale che Mauricio Kagel, compositore di musica classica, chiedeva al timpanista all’ultimo colpo squarciato il timpano ci si infilava dentro con tutto il corpo.

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E così scorrono (non in quest’ordine) Puzzle con quell’attacco armoniosamente rock che richiama i REM, in cui il piano ha il suo ruolo nelle varie direzioni che prende il brano;  Inno a perdersi, un brano post rock, ballata anomala soverchiata da chitarre che si allungano fino a diventare una base in contrasto con una voce che a tratti diventa placida nel cantare Sei viva, Sei nuda, Così;  il ritmo accelerato della batteria quasi punk che troviamo in Derek tanto da mandarci fuori onda insieme a telluriche chitarre; Un po’ esageri, la melodia del rock anni ’60 dolcemente impreziosita dalle chitarre sporcate per poi passare all’incalzante ritmo di Sci desertico il cui inizio rende originale, con la sua elettronica ossessiva, un tema da canzone italiana e dove il timbro fuzz si accentua potentemente accompagnato da percussioni altrettanto possenti; la conclusiva Funeralus dove, ancora una volta, le percussioni la fanno da padrona sopra un ritmo e una voce che sembrano segnate a tratti dai Radiohead perché non mancano aperture melodiche da canzone italiana (Battisti) come quella a cui rimanda Contro la Ragione.
Ciro Ardiglione

genere: alt-rock
Verdena
Endkadenz Vol.1
etichetta: Universal Music Italia
data di uscita: 27 Gennaio 2015
durata: 59:16
cd: singolo

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