Verso la (maledetta?) primavera irlandese

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Dopo il gelo dello stadio olimpico dello scorso 11 febbraio, la nazionale italiana cercherà il calore di una dolce vittoria a Dublino. Abbiamo lasciato sull’algido terreno della capitale le costole di Castrogiovanni, i calci sbagliati di Botes, il calcio stoppato a Masi, la testa della squadra negli spogliatoi dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio 12 a 6 con due belle mete di Venditti e Benvenuti.
Un sogno di mezzo tempo insomma, per riscaldare l’animo di oltre 70 mila spettatori, caparbi nonostante la nevicata eccezionale. Poi, nella seconda metà, l’incidente maturato per la gestione suicida di un pallone rubato da Barbieri (che gran classe!) ma scaraventato da Bortolami nelle mani di Masi, successivamente purgato da Hogson che ha realizzato così due mete in due partite (la precendete contro la Scozia) con lo stesso gesto: stoppare con le braccia in alto il pallone calciato dal giocatore avversario che tenta di liberare in touche il pallone. Povero Masi, sono due match che le cose vanno storte. Nessuna rottura della linea del vantaggio, pochi placcaggi, poco tutto. Probabilmente a Dublino Andrea si giocherà il proseguio da titolare  in questo sei nazioni. Alla nostra apertura (numero 10) Kris Burton è già accaduto di perdere il posto da titolare contro l’Irlanda a causa di una scarsa vivacità e imprecisione nei calci di
spostamento, quando era fin troppo chiaro che il match poteva essere gestito molto bene dall’Italia ai danni di un’Inghilterra irretita e per niente sicura di riportare la pelle a casa.
Il nostro Gori, purtroppo timidino, ha perso il “pacco” alla prima incursione solitaria, stessa sorte per una fuga con il freno a mano tirato di McLean, finita male per una cattiva gestione della giocata con Masi. Ma tutto sommato, considerando i tre calci sbagliati (due verso i pali ed uno di punizione barbaramente sprecato), abbiamo realizzato uno dei migliori risultati di sempre contro gli inglesi 15 a 19.
Peccato che una Inghilterra così timorosa non capiterà facilmente, avranno un altro anno per rodare meglio l’impianto dell’attuale nazionale.
Irritante ormai il canto di vittoria Swing low, sweet chariot, puntualmente urlato appena i sostenitori dei biancorossi raggiungono un vantaggio.

Si va dunque a Dublino con un minimo di palle che ancora girano. Ed è salutare affacciarsi al nuovo stadio Aviva, dedicato al rugby e dal design modernissimo,
capace di ospitare 50.000 spettatori seduti, con la rabbia di coloro che sono consapevoli di aver mancato per pochissimo una impresa storica.
Più volte l’Italia è stata vicina a marcare gli irlandesi, ma questi grandi maestri celtici alla fine l’hanno fatta sempre franca. Solo nel 1997 vincemmo
una amichevole al vecchio stadio Lansdowne Road 37 a 29. L’Italia, senza Castro, vedrà una prima linea targata Benetton, come del resto un po’ tutta
la squadra.
Sei nazioni finito invece per Mauro Bergamasco che evidentemente coltiva una passione ricorrente: nuova squalifica per 4 turni a causa di gioco pericoloso in “Celtic league”, dita negli occhi dell’avversario. Rientra Fabio Staibano nel giro della nazionale dopo i mondiali francesi di qualche anno fa (lasciò il ritiro in circostanze mai completamente chiarite). Esordio di Rizzo come pilone, Botes mediano di apertura dal primo minuto, confermato Gori come mediano di mischia titolare. Seconda convocazione per Pavanello che partirà dalla panchina. Il “barone” Lo Cicero lasciato a riposo.
Notizia di buon auspicio: l’Under 18 maschile ha vinto il 18 febbraio scorso un test match contro l’Irlanda a Badia Polesine (Rovigo): 17 a 11.
È noto: i mostri, vanno affrontati da piccoli.

Zobi La Touche

La formazione azzurra

15 Andrea Masi, 14 Giovanbattista Venditti, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Alberto Sgarbi, 11 Luke McLean, 10 Tobias Botes, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (c),
7 Robert Barbieri, 6 Alessandro Zanni, 5 Quintin Geldenhuys, 4 Marco Bortolami, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Michele Rizzo

a disposizione

16 Tommaso D’Apice, 17 Fabio Staibano, 18 Antonio Pavanello, 19 Simone Favaro, 20 Fabio Semenzato, 21 Kristopher Burton, 22 Gonzalo Canale.

23 e 24° uomo: Lo Cicero e Toniolatti

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