Vertice Africa-UE. Nulla di fatto, finaziamento delle missioni militari a parte.

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Quasi 90 delegazioni, capi di stato e di governo inclusi, non sono bastati in Europa e in Italia in particolare, a smuovere i media per una copertura all’altezza dell’evento: il quarto summit Ue-Africa, intitolato “Investire nelle persone, nella prosperità e nella pace” e tenutosi a Bruxelles con la presenza anche del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
Nemmeno la ricchezza, il contributo allo sviluppo economico mondiale e la complementarietà con l’Europa  del continente africano sono stati un grimaldello per occuparsi di politica estera. Eppure come ha  sostenuto il presidente della Commissione dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini-Zuma, l’Unione Europea e l’Africa dovrebbero sfruttare tutte le opportunità che si presentano, a cominciare dal fatto che il continente detiene il «60% della terra arabile ancora disponibile nel mondo» e che ha bisogno di quelle competenze che l’Europa potrebbe mettere a disposizione, come la formazione e le tecnologie per lo sviluppo che tante opportunità darebbe a quei 10 milioni di giovani africani che ogni anno entrano nel mercato del lavoro, spesso senza nemmeno la speranza di avercelo.

I capisaldi delle politiche  tra Unione europea e i 54 paesi membri dell’Unione africana sono formulate nella strategia congiunta Africa-UE adottata dai leader europei e africani nel corso del secondo vertice tra le parti svoltosi a Lisbona nel dicembre 2007 [1]. Si tratta di temi come la pace, la sicurezza, i cambiamenti climatici, la cooperazione allo sviluppo, il rafforzamento della partecipazione dei cittadini africani ed europei, Governance democratica, diritti umani. Lo strumento per sostenere queste sfide sono i partenariati.

I risultati di questo vertice sono stati veramente scarsi e hanno avuto bisogno anche di lunghe negoziazioni. Sugli accordi di partenariato economico (Epa)  i negoziati non si sono conclusi anche per un’opposizione determinata della Nigeria già prima del summit. Qualche passo avanti teorico è stato fatto per il  libero scambio.
Rinviata alla conferenza di Parigi del 2015 il tema del  cambiamento climatico e del riscaldamento globale e su come contribuire alla riduzione dell’inquinamento. Gli interessi dell’Europa sviluppata e quelli dell’Africa in via  di sviluppo divergono e non poco.
Risultati concreti sono stati raggiunti nel campo della sicurezza (leggasi interventi armati) con il lancio della missione EURFOR in Centrafrica e il finanziamento  da parte dell’Unione europea con 750 milioni di euro per la struttura dell’Unione africana  per la pace e la sicurezza (APSA). Ovviamente oltre al Centrafrica c’è la Libia, il Mali, la Repubblica democratica del Congo e la Somalia dove i soldati africani verranno addestrati con i finanziamenti UE.
Nonostante il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, e quello della Commissione, José Manuel Barroso, abbiano ricordato che l’Europa rimane il primo partner dell’Africa in termini di commerci, sviluppo e investimento, l’Africa è sempre più lusingata, attratta da altri paesi come la Cina in primis l’India, il Brasile e più in generale l’America Latina con i quali gli scambi commerciali sono letteralmente esplosi negli ultimi anni.
Pasquale Esposito

[1] Per un maggior dettaglio sugli obbiettivi della strategia cfr. “Renzi a Bruxelles al vertice Ue-Africa”, www.sestopotere.com, 3 aprile 2014

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