Vertice Africa-Unione Europea

Africa Libia Mappa
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Senza troppo clamore ed esposizione mediatica domenica scorsa si è concluso a Lisbona il vertice Africa – Unione Europea. Il precedente fu tenuto sette anni fa e il prossimo dovrebbe tenersi in Libia nel 2010.
L’incontro si è aperto con forti scontri verbali tra Angela Merkel e il presidente dello Zimbawe. Il cancelliere tedesco <<ha attaccato direttamente e pubblicamente il presidente dello Zimbabwe per la sistematica violazione dei diritti umani>>[1], Mugabe, sostenuto da altri leader (del continente africano) ha ribattuto sulla coscienza sporca europea.

La conclusione del vertice ha generato un impegno per giungere a partenariati su vari temi come “scienze, società dell’informazione e spazio”, “buon governo, democrazia e diritti umani”, “pace e sicurezza”, “migrazioni, mobilità e impiego”, “riscaldamento climatico”, con un <<un meccanismo di controllo dell’applicazione e di accompagnamento del piano>> rispettando l’unità africana così come scritto nella dichiarazione finale [2]. Affermazione questa che sembra presagire qualche forma di ricatto per ottenere le aperture dei mercati così come costantemente richiesto dal WTO e dalla stessa Europa.
Stiamo parlando di questioni attinenti a 215 miliardi di euro di scambi che mettono l’Europa al primo posto come partner con le esportazioni UE passate dai 26 miliardi del 2000 ai 92 del 2006 con la Francia in testa, mentre il Sudafrica è il paese con le maggiori importazioni [3].
In effetti sul tema del cosiddetto libero scambio in questa occasione l’Africa è riuscita ad esprimere la sua totale insoddisfazione come quando Kuonaré, presidente della Commissione dell’Unione africana ha dichiarato che <<nessuno ci può far credere che non abbiamo il diritto di proteggere il nostro sistema economico, la nostra industria, le nostre popolazioni rurali>>. Una preoccupazione così forte da indurre Sudafrica e Namibia ad opporsi nettamente a nuove regole che aumentino la liberalizzazione del mercato sia pur con aiuti finanziari in cambio [4].

Il rischio è quello di un ulteriore strangolamento dei sistemi economici che in questi anni hanno riconvertito le proprie produzioni alle esigenze delle esportazioni e quindi di introiti valutari necessari alla restituzione dei debiti contratti con le istituzioni creditizie internazionali.

L’atteggiamento del governo italiano non è stato in linea con <<l’attitudine iper-liberalizzante>> [5] degli ultimi tempi impegnato anche da un ordine del giorno del Senato <<a una verifica e una revisione della politica commerciale dell’Unione europea, e in particolare a valutare i termini temporali di conclusione dell’accordo al fine di permettere una più accurata e partecipata considerazione delle ricadute degli Epa (Accordi di partnernariato economici, ndr) per i paesi Acp (Africa, Caraibi e Pacifico, ndr)>> [6] provando ad avvicinarsi alle esigenze dei movimenti impegnati nei due continenti verso politiche eque.
Interessante e positivo è quanto riportato dal sito www.misna.org che, riprendendo l’editoriale del quotidiano congolese ‘Le Potentiel’, vede nel vertice un radicale cambiamento nelle relazioni con l’Europa fino ad ora <<viziate, soprattutto nell’ottica africana, dai germi di un “colonialismo” e “neo-colonialismo” mai realmente sradicati nei rapporti tra i due continenti>>. Un’altra novità di rilievo è rappresentata dalla voce unica che, nella sostanza, ha dialogato con il suo interlocutore ponendosi ovviamente in una migliore posizione negoziale [7].

Va detto che le posizioni dei Paesi africani hanno anche potuto avvantaggiarsi di un partner assente al vertice: la Cina. Da alcuni anni è in atto un’espansione delle relazioni con l’Africa da parte del gigante asiatico che, tra l’altro, agli inizi del 2006 aveva addirittura pubblicato un documento ufficiale che presentava il quadro della politica del governo cinese nel continente africano [8]. Un’espansione fatta di cooperazione, accordi per le materie prime, trasferimento di tecnologia, finanziamenti e che sembra inarrestabile.
L’Europa è ancora il partner di gran lunga più importante (215 miliardi di scambi contro i 43 della Cina), ma se vorrà mantenere relazioni privilegiate, durature e di sostegno dovrà mutare atteggiamenti e contenuti. Smetterla di fare pressioni o provare, come nel caso della Costa d’Avorio o del Senegal [9], denunciati anche durante il summit, a chiudere accordi separati. Soprattutto stabilire una presenza sul territorio e, in base alle esigenze di crescita, non solo economica, delle popolazioni locali supportare equamente gli investimenti e gli scambi. Tra l’altro facilitando l’attenuazione dei flussi migratori che nella maggior parte dei casi crescono sotto forma di nuove schiavitù. E per farlo dovrà, oltretutto, dare un peso consistente alle organizzazioni non governative che meglio interpretano la geografia umana.
Le speranze saranno ancora una volta deluse? Certo il quadro dei rapporti di forza economici e il modello di sviluppo non è cambiato e, nella mente delle attuali élite, non cambierà.

Pasquale Esposito

[1]www.repubblica.it, La Merkel attacca Mugabe, 8 dicembre 2007″Fa male a tutta l’Africa”
[2]www.misna.org, NUOVA PAGINA” NELLE RELAZIONI TRA I DUE CONTINENTI?, 9 dicembre 2007
[3]www.bbc.co.uk, 7 dicembre 2007
[4]Adriana Cerretelli, Scambi, tensione Ue-Africa, Il Sole-24 Ore 9 dicembre 2007, pag. 7
[5]Stefano Liberti, E l’Africa si ribella agli accordi capestro Ue, il manifesto 11 dicembre 2007, pag.8
[6]www.carta.org, Il senato spinge il governo a rivedere gli Epa, 4 Ottobre 2007
[7]www.misna.org, L’AFRICA HA FATTO SENTIRE LA “SUA VOCE”, 10 dicembre 2007
[8]Irene Panozzo, La Cina invade l’Africa, Limes 3/2006, pagg.25-27
[9]Philippe Bernard, A Lisbonne, l’offensive des pays africains contre l’UE, www.lemonde.fr 10 dicembre 2007

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