Viaggio d’estate in, con, e nella Mandragola

scacchi
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Nella sua opera Niccolò Machiavelli ne aveva dibattuto e raccontato, le proprietà magiche, afrodisiache ed erotiche direi, sebbene sia un epiteto “moderno”, ed e’ indimenticabile Rosanna Schiaffino con Philippe Leroy in un imbroglio di sotterfugi e sentimenti da puri commedianti.La presenza di Toto’ , la sua ironia e interpretazione danno una mano, oltre alla malia degli sguardi di chi e’ innamorato e attratto veramente, al di la’ di convenzioni morali e formali dell’epoca, le medesime di oggi… Sara’ stata proprio la Mandragola a dare la forza alla moglie del notaio a “decidere” di vivere la sua femminilità in modo cosi’ libero e spregiudicato? A valorizzare il tranello cui fu sottoposta rivoltando le sue sorti in suo precipuo vantaggio? Di certo l’erba magica le ha aperto gli occhi e generato sguardi che non si “possono volere” ma accadono fuori controllo e prescindono dalla mia volontà , come ci insegnano “le relazioni pericolose”. L’erba ha dato la forza a questa donna di “trasgredire” e seguire la sua vera natura e i suoi sentimenti… Magica mandragola.

Dalle storie dei libri e dai film impariamo cose “instudiabili” per noi provenienti dall’uso de “la carta”, e la Mandragola l’abbiamo conosciuto cosi’, come una pianta magica, antropomorfa, lunare e “strana” senza passare per la botanica. Nel “labirinto del fauno”, misto horror fantasy, la Mandragola ha un volto e un pianto particolare, ti colpisce soprattutto nella scena dello strappo, lo specifico modo di catturarla. Le erbe e le streghe, connubio indissolubile che oggi hanno ereditato naturopate e erboriste, nel mondo di sempre e’ manipolazione sapiente, estrazione impacchi e filtri: la mandragola o mandragora, correttamente detto, e’ come la regina negli scacchi.

E sulla Spiaggia delle Barche a Santa Lucia di Siniscola, provincia di Nuoro, d’estate, sosta perenne, me l’hanno raccontato, una scacchiera a misura di bambino, da cui ammirare Lu Lizzu, una pianta spontanea da sabbia, bianca e maestosa, da qui il nome giglio di mare. Sono andata a vedere con i miei occhi e l’ho fotografata… C’è per davvero, no playstation, bambini e ragazzi che giocano all’aperto a dama… Con una macchia mediterranea che fa da ombra ai bagnanti.

Stessa natura a Capo Comino, scenario indimenticabile di “travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, le dune, il faro, la sabbia finissima e lunare, le dune piu’ dolci della pineta profumata con piccoli sentieri e sterpi che danno mirto, celesti e turchesi d’acqua increspata a riva a fare da specchio.

E da Capo Comino a piedi in circa un paio d’ore, a passo lento, con annessi bagno a S’ena Sa Chitta, penetrando nella pineta che verso il Montalbo si fa bosco fitto, lo stesso del Labirinto del Fauno, si torna nuovamente a Santa Lucia, borgo antico di pescatori, ancor abitato persino in inverno, accompagnati dallo svettare della torre saracena da cui scorgere Tavolara e la torre di Posada, con il Suo Castello della Fava, esattamente di fronte.

Accanto a 3 minuti a piedi, non si vede ma c’è, mi hanno detto: il villaggio La Mandragola, incredibili coincidenze con la pianta, curato e gestito in maniera “vera”, antica. Persone che ti raccontano della pineta , come fosse il loro giardino privato, affezionate a questa terra distante dal Continente e meravigliosa e sorprendente e misteriosa, come la pianta.

E’ un lembo di terra e mare “che smuove” le anime e gli occhi. I picchi arrivano alle 16 e puoi ammirarli lavorare con una perizia rara e un’energia rinforzante i sorrisi dei nasi all’insù che li guardano quasi senza respirare… A Ferragosto, giri per le stradine di questo tratto di costa, un po’ ovunque, l’offerta notturna consiste nelle ballate tradizionali sarde e in uno spettacolo dei Sos Tintinnatos, ballerini eccezionali tutti, di tutte le famiglie riunite, ballano dal nonno novantenne al bambino di 3 anni, il suono della terra nelle orecchie di tutti. Nessuno qui è escluso, nessuno è straniero, nessuno è indesiderato… Natura, cultura e magia, in un rincorrersi e trovarsi tra sabbia, sole, onde, Seadas e malloreddus, musica e mistero, aperitivi non a base di Mandragola bensì menta dai vasi dei bar locali, antichità nuragiche e creme 50+ chimiche chimiche, pleniluni e tramonti infiniti nel cielo di giugno, in questo scorcio di Barbagia dove c’è una magnifica luce. Forse sarà perché Santa Lucia, si dice è la protettrice della vista. Non servono qui gli occhi per ammirare, si sente dritti dal cuore.

Stefania Ratini

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