Vincenza Alfano: A Napoli con Maurizio de Giovanni

Vincenza Alfano a napoli con maurizio de giovanni
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Un percorso nella Napoli del commissario Ricciardi: personaggi, strade, suoni, odori, sapori di una città in continua trasformazione. Nel suo testo Vincenza Alfano ci presenta i mille volti di una Napoli sospesa tra passato e presente.

Seguire il commissario Ricciardi, il protagonista di molti dei romanzi di Maurizio de Giovanni, nelle sue inchieste diventa, nel libro di Vincenza Alfano, un pretesto per assaporare, nuovamente, i mille volti di Napoli.
Al centro di questo girovagare, con un’attitudine che può ricordare quella di un flâneur, c’è una precisa indicazione non solo letteraria.
Napoli, continua Nea-polis, si fa sfuggente e inafferrabile ogni volta che se ne tenta una definizione, o anche si tenta di impossessarsene e dominarla.
Il libro dell’Alfano ci suggerisce, dunque, una doppia opportunità e una doppia suggestione in merito alla nostra conoscenza letteraria e reale di Napoli.
In questa dualità, a tratti insopprimibile, e a tratti coniugabile in una visione componitrice, sta il fascino della sua narrazione.

Citazione uno
Il tema della fame percorre tutto il romanzo e, senza alcuna retorica, Maurizio de Giovanni sa riconoscere la radice, l’aspetto, la responsabilità collettiva, che diventa colpa di tutti, e della città, gravissima colpa, se a patire la fame sono i bambini. In uno dei primi episodi del romanzo tocca a Maione confrontarsi con la fame di due bambini, un maschio e una femmina, figli dei coniugi Sciarra a servizio dei duchi di Camparino. I fratelli si contendono due grossi pezzi di pane e del formaggio. Il doloroso imbarazzo del brigadiere si scioglie solo alla loro riconciliazione.

Napoli, seguendo le inchieste del commissario, si compone come un mosaico dalle infinite tessere.
Strade, vicoli e piazze sono lo scenario necessario per i volti, per le voci, per i suoni, per gli odori.
L’Alfano, appassionata analista delle attività del commissario, ci costringe, però, a una riflessione più serrata e necessaria in merito alla città: questa che è ricostruita nel suo libro è soltanto una delle possibili visioni di Napoli.
Il titolo e sottotitolo dell’opera sono, quindi, fondamentali per comprendere la portata del lavoro di Vincenza Alfano: A Napoli (di certo) con Maurizio de Giovanni (e anche qui abbiamo certezze), con la consapevolezza che ogni autore, ogni scrittore inventa una sua possibile Napoli.
Il caleidoscopio napoletano, secondo il lavoro di Fabrizia Ramondino e Andreas Müller, costringe a rivedere di continuo ogni formula, ogni definizione.
La città di Napoli, con il suo carico di contraddizioni e stranezze, non ha mai smesso di esercitare il proprio fascino su chi si serve della parola per descrivere luoghi, paesaggi e stati d’animo.
Il suo essere o mostrarsi sfuggevole, il suo essere poco incline alla brutalità del definitivo, appaiono sfide troppo attraenti per autori di tutti i tempi e di tutte le provenienze.
Impossibile stare in silenzio a cospetto di questa città.

Citazione due
Nel frattempo è arrivata l’estate, il caldo plasma nuove abitudini della città che sembra indossare un abito nuovo; nei quartieri popolari la gente incomincia a vivere per strada, la casa si spalanca sul vicolo, le sedie vengono portate fuori dai bassi, le voci si amplificano in un perenne brusio di sottofondo che talvolta si accende di tonalità maggiori. Ora il caldo è opprimente ed è il vero nemico da combattere.

La prima indicazione è, dunque, quella di avere l’umiltà di assumere una guida, un punto di vista, ben comprendendone la ricca e necessaria parzialità.
Una nea-polis (città nuova) ha sempre una pale-poli (città vecchia) e sempre costringe a un gioco fra innovazione e tradizione.
La Napoli in cui Ricciardi compie il suo dovere d’investigatore è una Napoli collocata negli anni del regime fascista; i luoghi conservano il fascino di sempre e risentono però, al contempo, delle trasformazioni che si stanno operando.
Sopra e sotto, presente e passato, miseria e nobiltà, fame e fama s’inseguono nella città, generando un possibile spaesamento o una sorta d’ebbrezza.
Quanti luoghi ci ritornano alla mente. Quante voci ci accolgono appena sussurrate o urlate. Quanti sapori si riattivano grazie alla lettura.
La lettura propone allora l’incanto di una tavolozza, la magia della miscela d’ingredienti d’inarrivabili dolci, il mutevole aspetto legato al passare delle stagioni.
Una possibile Napoli che ci porta a pensarne tante altre; un percorso letterario che, seguendo le pagine di Maurizio de Giovanni, passando per quelle di Vincenza Alfano, ci introduce a quella sorta di narrazione a più voci che è la Napoli della letteratura.

Citazione tre
E non c’è famiglia a Napoli che, in tempo di Pasqua, possa rinunciare a questo dolce che invade le stanze, dilaga per strade e palazzi col suo profumo di acqua fiorita, col suo profumo di primavera. Scorgiamo, infatti, in un’altra casa, un’altra donna, ugualmente nota, Enrica, intenta nella preparazione della pastiera. I pensieri che accompagnano le sue mani sono ancora pensieri di amore. Il cibo ha sempre una valenza simbolica di cui Enrica intuisce il senso nella sua più profonda pienezza.
Antonio Fresa

Vincenza Alfano
A Napoli con Maurizio de Giovanni
Giulio Perrone Editore, 2015
Pagine 140, € 12,00

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