Vincenza Alfano: Chiamami Iris

romanzo
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Le mura di un convento e il richiamo della città; il dolore del passato e i dubbi sul futuro: quante storie possono attraversare una vita e quanta paura può condizionarla? In questo suo nuovo romanzo, Vincenza Alfano ci racconta la storia di Iris, del suo dolore e della sua voglia di vivere.

Il passato può giocare brutti scherzi. Il passato può divenire un fardello insopportabile quando, senza alcun preavviso e senza alcuna spiegazione, la nostra vita è stata distrutta quasi del tutto.
Può sembrare, allora, che la speranza si spenga e non ci sia più un’onda da seguire.
Quanti distacchi, quante perdite siamo in grado di sopportare prima di soccombere all’amarezza e alla rassegnazione?

Citazione 1
Il convento è alto e turrito. Ha l’aspetto di una fortezza inespugnabile, incardinato tra le viuzze del centro storico disposte a scacchiera. L’impianto greco romano della città ha lasciato visibili tracce nell’ordine rigoroso secondo cui s’intrecciano cardini e decumani, si chiamano così quelle strade sottili gravide di memoria. Vi si accede attraverso il portale a bugne alterne di marmo e piperno e l’ampio scalone scoperto fino a una seconda porta ai cui lati vi sono le ruote di bronzo.

Eppure, nelle sue pagine Vincenza Alfano, sembra suggerirci che, una volta che abbiamo avuto la fortuna di conoscere l’amore negli occhi di una madre e lo abbiamo rivisto e inseguito nel sole che baciava le onde, una speranza è sempre plausibile, un’apertura è sempre possibile. Una traccia della memoria, un ricordo che può essere reale o presentarsi come un sogno da inseguire: tutto si mescola nella ricerca di un amore che scaldi e illumini la strada.
Il passato può ancora farsi futuro; il futuro può ancora dialogare con il passato.

Citazione 2
Suor Marta entra con gli occhi bassi. Cammina piano, ha paura di svegliarla ma lei non dorme, sta con gli occhi aperti sulla parete bianca, sforzandosi di bloccare le emozioni. Nel convento ormai si dice che è pazza.
“Povera suor Irene, alla fine ha ceduto alla sofferenza, si vedeva già da bambina che aveva perso la testa, sempre a inseguire i suoi fantasmi”.

Iris, la protagonista di questo romanzo, porta dentro di sé come la traccia di un amore perduto, di una carezza materna che si è spenta, di un tratto di dolcezza che ancora la anima.
C’era, infatti, in origine, una bambina serena che, dall’alto della città di Napoli scrutava il mare e non sentiva in quella distanza un limite.
Le sembrava, invece, di avere una vista privilegiata e confortante.
Tutto viaggiava secondo il ritmo atteso: quel ritmo che la vita dovrebbe avere e Iris poteva guardare lontano. La morte della madre e l’abbandono da parte del padre muteranno il quadro della sua vita.
Quella stessa bambina si ritroverà poi con i piedi nell’acqua di un altro mare, in un altro luogo, a costruire ancora una trama di affetti, entrando nella casa di zia Assunta, affidata a lei dai servizi sociali.
La vita l’avrà, infatti, toccata con durezza e l’avrà espulsa dal suo mondo.
Lungo la costa, da Napoli fino a Scilla, si creerà ancora un piccolo nucleo familiare e, purtroppo, ci sarà ancora una separazione, un distacco quasi insensato, quasi cattivo.

Citazione 3
“Se devi andare, vai senza dimenticarmi” gli dice in un sussurro fragile. La voce debole si spegne sulle labbra mentre stringe il rosario per attingere forza. Nemmeno la preghiera riesce a placarla.

Il mondo si serra in muro troppo alto che delimita il convento e costringe a un nuovo ruolo, a un nuovo nome e a una nuova vita.
Nel chiuso delle camere, dei corridoi e delle celle si svolge un’altra vita e s’incontrano altre donne.
Ognuna ha scelto un cammino e un ruolo; ognuna sa illustrare un altro spazio da vivere, un’altra forma di amore da inseguire.
Chi ha, però, conosciuto la passione e la voglia di amare un uomo o una donna riconosce, anche nel chiuso di un luogo separato, chi porta in sé la voglia di amare e di stringere, per un’ora o per sempre, un corpo.
L’intreccio si fa complesso e chiama in causa valori discordanti: le pagine di Vincenza Alfano ci portano dentro la difficoltà, la paura, la voglia che ognuno ha di restare fedele a qualcosa della propria vita e delle proprie scelte.

Citazione 4
La sua casa con l’apertura del grande terrazzo da cui Napoli offriva la sua migliore scenografia: in lontananza un pezzo di mare turbolento, alle spalle la quiete della collina del Vomero con la Certosa e Castel sant’Elmo, corona sulla testa della città, di fronte il vasto ventre del golfo punteggiato dalle isole: Ischia, Procida, Capri, ammiccanti alla linea di costa sinuosa fino alla penisola Sorrentina.

Raccontarsi, dirsi, narrarsi: costruire un ordine alternativo; uno spazio altro; un mondo diverso che sembra quasi un rifugio. Usare le parole e i nomi per costruire una vita e un proprio mondo: Iris e Irene si inseguono e si differenziano, pagina dopo pagina, parola dopo parola.
L’amore perduto e l’amore cercato concedono, infine, la forza di inseguire ancora un sogno e di tornare a guardare il mondo da quella stessa finestra dove tutto aveva avuto inizio.
Nel sole, nel trionfo della bellezza del golfo con il Vesuvio ancora sullo sfondo, Iris potrà sentirsi, almeno per un istante, ancora e di nuovo una bambina che osserva la madre che stende panni, affidandosi a quel sole che sa ancora riscaldare il cuore.
Antonio Fresa

Vincenza Alfano
Chiamami Iris
L’Erudita, 2018
Pagine 184; €18,00

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