Parliamo con Vincenza Alfano di “Sopravvissuti” e relazioni umane

Vincenza Alfano
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Con la scrittrice napoletana abbiamo parlato del suo ultimo libro – Sopravvissuti  – e dell’importanza delle relazioni umane e del “miracolo dell’incontro”.

Sopravvissuti, l’ultimo testo della scrittrice napoletana Vincenza Alfano racconta una storia dura e intrisa di dolore. Due genitori alle prese con un lutto terribile e con la fine di una relazione già da tempo poco sentita. Un episodio di cronaca che diventa occasione per una riflessione sulle relazioni umane, sulle perdite che dobbiamo subire e sull’arte di incontrarsi con gli altri. Con la scrittrice abbiamo parlato del suo testo e della difficile situazione che ancora stiamo vivendo.

Prima di tutto, per coinvolgere i nostri lettori le chiederei di presentarsi e di raccontarci qualcosa in più sui suoi interessi e attività.
Amo la lettura e la letteratura, la danza classica, tutta la musica, il cinema, l’arte. Insegno italiano e latino al liceo e conduco laboratori di scrittura creativa. Scrivo racconti, romanzi, talvolta anche poesie. Per il Corriere del Mezzogiorno mi occupo di libri ed eventi culturali.

Vincenza Alfano SopravvissutiCome è nata l’idea di Sopravvissuti, una storia dura, a tratti intrisa di un dolore che appare come insuperabile?
L’ispirazione è nata da un episodio di cronaca realmente accaduto nel 2016: l’incidente in Spagna del pullman sul quale viaggiavano studenti italiani in Erasmus. Mio figlio si trovava in Spagna, anche lui in Erasmus, e non lo sentivo da giorni per cui pensai potesse essere tra le vittime. Dopo quel momento di paura agghiacciante mi sono sempre interrogata sul futuro di quei genitori che, diversamente da me, quel giorno hanno perso i loro figli. Credo che questa domanda sia cresciuta dentro di me e che io abbia cercato una risposta attraverso questa storia. Ho sentito l’urgenza di approfondire la natura di quel dolore e di comprendere quanto e se fosse superabile. Ho scritto mettendo in scena dei personaggi molto verisimili, mi sono messa in ascolto delle loro emozioni per comprendere qualcosa, che, al di là dell’episodio contingente, riguarda la nostra vita e lo sforzo che ciascuno di noi fa per ricostruirsi e andare avanti nonostante i dolori e gli inciampi. In fondo ciascuno di noi può dirsi sopravvissuto a qualcosa.

Può brevemente introdurci all’atmosfera della storia, senza troppo svelare ai lettori?
La vicenda prende avvio dall’incidente in Spagna. La notizia della morte di Camilla piomba sulla vita di Mara e Alfredo che dovranno fare i conti con la perdita della figlia ma anche con un passato irrisolto e una storia familiare dolorosa sullo sfondo di anni molto difficili della storia d’Italia, segnati dal terrorismo, dal rapimento di Aldo Moro e Tangentopoli.

Scorrendo le sue pagine, viene da pensare che il dolore può uccidere anche l’amore o ciò che resta di esso. Le pare un’interpretazione plausibile?
È un’interpretazione perfettamente aderente alla mia visione. Il dolore è spesso logorante e consuma anche unioni collaudate. Lo sforzo immane richiesto per metabolizzarlo disgrega, disunisce. È comunque una forza negativa. Una coppia già in crisi o che comunque scricchiola non può che soccombervi.

Un lutto, una perdita irrimediabile fanno da spartiacque e ci fanno scoprire tutti i limiti della nostra esistenza. Questo è, davvero in grandi linee, il percorso della protagonista della storia. Non si salva niente?
Sopravvissuti non è solo una storia di dolore ma è anche una storia di salvezza. La frattura tra il prima e il dopo costringe la protagonista a una ricerca interiore molto profonda. Prima della morte di Camilla, Mara si era fatta carico di preservare la serenità e gli equilibri familiari soffocando spesso aspirazioni legittime di realizzazione personale. Anche la sua relazione con Alfredo era fragile e si fondava su una serie di incomprensioni che entrambi non avevano avuto la voglia di affrontare per non mandare in frantumi il mito borghese della famiglia perfetta. Con la perdita di Camilla, Mara paradossalmente diventa più forte, la necessità di individuare una strategia di sopravvivenza la mette di fronte ai limiti del suo precedente progetto di vita. Incomincia da qui la sua rinascita.

Siamo in un periodo davvero particolare della nostra vita sociale e privata. Qualche mese fa eravamo tutti presi dal chiederci come saremmo stati dopo questa devastante esperienza.
Secondo lei, oggi a che punto siamo? Quali cose abbiamo appreso per continuare a vivere e a guardare con un poco di ottimismo al futuro? In effetti Mara, la protagonista della sua storia, sembra indicarci qualcosa.
Io direi che siamo in cammino. Questa emergenza sanitaria ci insegna che ogni giorno si può imparare qualcosa e che la vita può essere rimodulata in rapporto alle nuove esigenze. Credo che abbiamo imparato a essere più duttili e più pazienti. Il lockdown e il distanziamento fisico ci hanno fatto recuperare un senso del tempo che avevamo perduto e una maggiore confidenza con noi stessi. È emerso il valore della collettività dalla consapevolezza che il virus si può combattere solo salvaguardando gli altri. In fondo ciò che Mara impara dalla morte di sua figlia è esplicitato nell’esergo: “Finché qualcuno ha bisogno di te, la vita vince sempre”. Penso che la forza della sopravvivenza in questo momento di emergenza mondiale si fondi proprio sulla necessità di sintonizzarsi sui bisogni degli altri.

Siamo nell’epoca della Dad e della Did – gli acronimi sono l’unica vera riforma scolastica proposta in Italia – con tutti i problemi che ne derivano. Nelle sue pagine mi sembra però che si senta ancora un immenso amore per la classe, il rapporto fisico, il guardarsi negli occhi: insomma a scuola, ogni tanto e nonostante tutto, i miracoli accadono ancora?
Il miracolo avviene ogni volta che c’è un incontro. La scuola è incontro. Anche in Dad o in Did l’incontro avviene comunque ed è fatto di affetti, accudimento, ascolto.

Antonio Fresa

Per saperne di più
Vincenza Alfano è nata e vive a Napoli. Scrittrice, giornalista, insegnante. Collabora con Il Corriere del Mezzogiorno. Conduce L’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa. Cura le antologie in cento parole per L’Erudita. Ha pubblicato i romanzi Via da lì (Boopen), Fiction (Photo CiTy), L’unica ragione (Homo Scrivens), Balla solo per me (Giulio Perrone Editore), Chiamami Iris (L’Erudita), e il saggio A Napoli con Maurizio de Giovanni (Giulio Perrone Editore), e il manuale di scrittura creativa Incipit, istruzioni d’uso per aspiranti scrittori (L’Erudita).

Vincenza Alfano
Sopravvissuti
Alessandro Polidoro Editore; 2020
Pagine 96; euro 8

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