Vincenzo Moretti: Novelle artigiane

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Una raccolta di novelle sulla magia del lavorare, del raccontare, del creare legami. Cinque protagonisti e tanti incontri, sogni e progetti che portano ad aprirsi al mondo e al futuro. Tre storie per sognare con i piedi per terra, seguendo la fantasia e la concretezza, senza perdere il gusto del narrare.

copertina del libro novelle artigiane di vincenzo morettiSi può avviare la presentazione di un libro – in questo caso una raccolta di tre novelle – partendo dalle ultime pagine?
Nel nostro caso, l’autore in quelle pagine finali dispone i ringraziamenti a tre gruppi di persone essenziali per l’esistenza del libro stesso. Le persone che l’hanno seguito, supportato e aiutato nella stesura del testo e nella pubblicazione del libro; le autrici e gli autori che l’hanno in qualche modo – diretto o indiretto – ispirato e formato; i lettori, infine, che hanno deciso di seguire fino in fondo il testo e ai quali è rivolto anche l’invito a mantenere, nei limiti del possibile, un rapporto diretto con l’autore attraverso un indirizzo mail.
Ci invita, probabilmente, a partire da queste pagine finali l’autore stesso quando ci ricorda che, per lui nella sua esperienza di comunicatore attraverso varie forme, “ il salto dalla saggistica allo storytelling è grande ma quello dallo storytelling alla letteratura è esagerato, almeno così lo sto vivendo io”.

Citazione 1
Che siano stati l’incantesimo dello zio o, più probabilmente, la sua bravura, sta di fatto che mastro Giuseppe aveva riparato e continuava a riparare ogni genere di cose, preziose e no, anche se si divertiva di più con le cose semplici come le biciclette, i trattori e i tubi dell’acqua.

L’alba o l’origine è, in effetti, sempre la stessa: una voce narrante (un padre, una madre o chi volete) e qualcuno che aspetta e con la sua tensione rende vero il racconto, lo interpreta e diremmo lo custodisce.
È, non a caso, esperienza comune, l’irato intervento di un bambino quando il narratore cerca – in genere per questioni di tempo – di abbreviare il suo compito.
In quel caso il narratore si sente scoperto e, quasi con vergogna, deve ammettere che il suo non è un racconto ben fatto, perché non ci ha messo la cura che dovrebbe, l’amore che dovrebbe.
In quell’esperienza si apprende, probabilmente, che narratore e ascoltatore sono tutt’uno e sono un legame, uno stare insieme, un modo di progettare insieme.
Moretti, nelle sue novelle, riproduce tutto questo e, in maniera del tutto consapevole o in maniera più sentimentale, racconta per noi l’essenza del raccontare, ci racconta cioè l’evoluzione di un bambino che ha avuto la fortuna di crescere ascoltando una voce che narra.

Citazione 2
“Era che ero un pizzaiolo come tutti gli altri, un pizzaiolo fotocopia. Se ci pensate, quando una va da una parte e gli insegnano il mestiere alla fine impara quello che gli viene trasmesso, che nel mio caso è stato tanto, perché ho avuto un maestro bravo sia come pizzaiolo che come persona, infatti lo ricordo sempre con tanta stima e affetto. Resta il fatto però che io ero una sua fotocopia, nel senso che facevo la stessa pizza che faceva lui, che era la pasta della pizza che gestiva me e non viceversa”.

Moretti, nelle sue novelle, riproduce tutto questo e, in maniera del tutto consapevole o in maniera più sentimentale, racconta per noi l’essenza del raccontare; ci racconta cioè l’evoluzione di un bambino che ha avuto la fortuna di crescere ascoltando una voce che narra. Quella voce che veniva dall’esterno, sa poi venire dall’interno e farsi padrona di se stessa.
L’analisi della realtà trova nella narrazione un correttivo che lascia aperta la strada al futuro, al sogno, alla dimensione fantastica senza la quale non esiste creazione e non esiste speranza. Quella voce narrante che si è fatta memoria, sa anche farsi progetto.
Questa esperienza si estende al lavoro e al legame con le cose che, come le parole, creiamo, produciamo, mettiamo al mondo.
Il tema delle novelle è, anche e soprattutto, il lavoro e la differenza fra un lavoro ben fatto e un lavoro fatto tanto per fare. Come non provare una dolce e speciale invidia per chi sa riparare le cose? Come non commuoversi, credo si accaduto a tutti, a cospetto di omoni dalle grandi mani che sanno infilarle in spazi minuscoli?

Citazione 3
“E’ vero. Purtroppo veniamo abituati fin da piccoli a misurare tutto con il metro del denaro, e invece non sempre i soldi c’entrano, per fortuna. Che poi, soprattutto oggi, quando uno prende una questione di principio, viene considerato una specie di attaccabrighe, o comunque uno che non si vuole adattare, che non capisce come va il mondo. E invece il principio è un pilastro, un maestro quello che tiene su l’intera casa”.

Come avrete capito non vi stiamo svelando i dettagli dei racconti che potrete leggere. Stiamo cercando, piuttosto, di restituirvi un’atmosfera e una tensione tutta etica e morale che vibra nelle pagine di Moretti.
Il suo raccontare, almeno è questa l’impressione, si va sempre più focalizzando sul rapporto fra parola, lavoro e comunità, tenendo ampiamente conto di tutti i cambiamenti tecnologici e procedurali che la nostra epoca ha introdotto.
Si direbbe, senza retorica, che alla base c’è l’incontro tra qualcosa di antico e qualcosa di molto moderno in queste pagine.
Di sicuro il cammino dell’autore – dall’esperienza sindacale a quella di docente, da quella di sociologo attento e a quella di curatore di blog, e così via – sembra autorizzare questa ipotesi di sviluppo e sembra anche concederci la possibilità di una dimensione davvero politica dei racconti che, talvolta, sembrerebbero rimandare a una pura dimensione privata. Parola e lavoro sono necessariamente forme e strumenti dell’interconnessione, del legame sociale, della complessità della convivenza. Moretti, oltre ogni gioco fantastico, oltre ogni gioco spazio/temporale, sembra non dimenticare mai questa stella polare del suo scrivere.
Antonio Fresa

Vincenzo Moretti
Novelle Artigiane
#lavorobenfatto, 2018
Pagine 208, € 13,52

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