Vincenzo Nibali: due tappe e una discesa per il Giro d’Italia

Giro d'Italia 2016
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Venerdì pomeriggio ho sentito al telefono un amico, al quale ho comunicato la mia intenzione di scrivere un folle pezzo sul calcio, provando a connettere la vittoria inopinata del Leicester con altre prestazioni rilevanti dell’anno (Napoli, Crotone, record di Higuain, Albania all’Europeo etc.).
La motivazione era semplice “non mi va di scrivere di ciclismo perché questo Giro d’Italia è davvero deludente, Nibali sta facendo proprio schifo!”.

Dopo questa lungimirante sentenza mi sono ritirato a casa ed ho provato a vedere cosa succedesse al primo dei due tapponi alpini che chiudevano, prima della passerella finale di Torino, di fatto, la corsa. Il menu era particolarmente succulento, la salita al Colle dell’Agnello, la Cima Coppi del 2016 collocata a circa 2.800 metri di altezza, con successiva picchiata molto tecnica, una ventina di chilometri di vallata e finale ancora in salita. La salita finale, dura ma pedalabile, era stata percorsa nel Tour vinto da Nibali; in quella tappa lo squalo era arrivato secondo. Queste salite sono particolarmente ricche di storia ciclistica; situate al confine tra Italia e Francia sono state oggetto di mirabolanti imprese sia al Giro che al Tour. Le due corse a tappe spesso sconfinano e condividono pezzi di strada e leggenda.
La situazione quando accendo distrattamente su Rai Sport è la seguente: siamo a metà del Colle dell’Agnello, la maglia rosa, l’olandese Steven Kruijswijk ha agevolmente risposto ad un allungo del colombiano Chavez, al momento secondo in classifica, entrambi seguiti da Alejandro Valverde. Vincenzo Nibali ha ancora una volta perso terreno, poco, ma non ha risposto allo scatto. Lo squalo è quarto in classifica a quasi cinque minuti dall’inattaccabile olandese che ha distrutto il messinese nel week end precedente, staccandolo nell’arrivo in salita sulle Dolomiti e dandogli quasi tre minuti in una cronoscalata di poco più di 10 chilometri. Il disastro è stato completo quando, nella tappa seguente il giorno di riposo del lunedì, non particolarmente dura, Nibali si è ulteriormente staccato. All’arrivo ha rapidamente parlato di umiliazione prima di scomparire sul pullman dell’Astana; tutto faceva pensare ad un suo ritiro.

L’Astana, la squadra kazaka dello squalo, ha convocato un consulto medico per comprendere cosa non andasse nel campione italiano. La stampa si è scatenata nel distruggere l’atleta ed anche l’uomo. Ho commentato il tutto sostenendo che forse per Vincenzo era venuto il momento di dedicarsi alle corse in linea, in fondo avrebbe tutti i numeri per vincere una Roubaix o un Fiandre, ha già vinto ed è salito sul podio almeno un’altra volta in Vuelta, Giro e Tour. Sono pochissimi i corridori che possono vantare questo palmares, perché sprecare tutto per l’accanimento terapeutico sulla partecipazione ai grandi giri.

La salita e la susseguente discesa  della Cima Coppi del Giro d’Italia 2016 cambiano tutto. A pochi chilometri dalla vetta Nibali torna sul terzetto; più si sale e più diviene efficace la pedalata dello squalo. Al contrario Valverde, in quel momento terzo in classifica davanti al messinese, cede. Nibali tira per conquistare un posto sul podio; si vede subito che le sue trenate fanno male, più a Johan Esteban Chavez che all’olandese. Inizia la discesa, lunga, pericolosa e tecnica; Nibali è un grandissimo specialista. Si corrono le prime rampe di discesa tra due muri di neve ghiacciata, creati grazie alla splendida opera di pulizia della strada che ha consentito lo svolgimento della tappa. Cade Kruijswijk, rovinosamente, batte  sulla neve ghiacciata, capitombola con la bici che gli batte sulla testa. Si fa male ma si rialza, la bici invece subisce notevoli danni. Dietro non ha l’ammiraglia ma solo l’auto del cambio. Prende una bici ma non è la sua, perde ancora tanto. Chavez ha il Giro in mano. Arriva finalmente l’ammiraglia, Kruijswijk cambia bici, lo supera anche il gruppo di Valverde. Vanno via Nibali e Chavez, accumulando vantaggio, pedalando di buon accordo e soprattutto recuperando lungo la strada i compagni inseriti nelle precedenti fughe. L’Astana ha un meraviglioso Michele Scarponi, che ha scollinato in solitaria sulla Cima Coppi, in testa da solo. Vincerebbe la tappa ma la squadra, giustamente, lo ferma. L’Aquila di Filottrano aspetta lo Squalo dello Stretto e lo conduce fino ai meno cinque dal traguardo. Lì parte Nibali, una, due, tre volte, finché Chavez si stacca sulla progressione del siciliano. All’arrivo di Risoul Nibali primo, Nieve secondo, Chavez terzo, perde oltre un minuto; più lontano Valverde, a cinque minuti Kruijswijk. L’olandese ha perso il Giro anche perché ha un infortunio importante alle costole. Grande coraggio, tanta sfortuna ma anche tanta perizia di Nibali in discesa. La nuova classifica generale vede Vincenzo secondo a soli 44 secondi dal colombiano.
Ancora una tappa in salita, sabato 28 maggio, ancora quattro colli.
Si parte e si sale subito. È chiaro che Kruijswijk non può più vincere ne salire sul podio. È chiaro che a Valverde va bene il terzo posto. Quindi è corsa a due. Le prime due salite in terra francese, dure e lunghissime, sono oggetto si armistizio tra Nibali e Chavez. Al solito va via una fuga, la tappa infatti la vincerà Taramae. Le salite sono: il Col de Vars (19 km, pendenza media del 6%, massima del 13%), il Col del la Bonette (22km, pendenza media del 6,7%, massima del 10%), il Colle della Lombarda (20km, pendenza media del 7,5%, massima del 12%) e i 2,3 chilometri che portano al Santuario di Sant’Anna. Dopo le prime due salite, a tre chilometri dalla vetta del Colle della Lombarda, dopo un’ultima potente trenata di Scarponi, parte Nibali, con la solita potente progressione e stacca tutti. Alla fine, all’arrivo Nibali veste per la prima volta in questo giro la maglia rosa. Dopo aver sofferto, dopo aver rifiutato per la prima volta nella sua carriera i microfoni, dopo un consulto medico, lo Squalo torna con il simbolo del primato ad essere il numero uno del Giro. Un’impresa favolosa, in due giorni, con tutta l’opinione pubblica contro, Nibali ha superato tre grandi campioni e bruciato quasi 5 minuti di distacco, trasformandoli in vantaggio. L’entusiasmo sul percorso stamane era impressionante; dopo l’impresa di Risoul i tifosi di ciclismo di tutta Italia, i cannibali toscani, i corregionali siculi, i piemontesi in massa e tutti gli appassionati del pedale hanno tifato in massa Nibali credendo nel ritorno dello Squalo. Una storia d’amore che sembrava consumata ed appassita, destinata ad essere un ricordo è all’improvviso rifiorita, suggellata dai pianti di gioia e sfogo dello Squalo. Meraviglioso l’abbraccio al traguardo tra i genitori di Chavez ed il vincitore del Giro d’Italia, Vincenzo Nibali.
L’impresa dello  squalo mi ha fatto cambiare idea, ho deciso che andava raccontata. Questa volta devo dire che il ciclismo mi ha davvero sorpreso fornendomi un ulteriore conferma della bellezza e dell’imprevedibilità di questo sport. La competizione tra i campioni è connessa a tanti altri fattori, anche ad esempio banalmente meteorologici, c’è sempre una sorpresa dietro l’angolo. Al di là della conferma di un campionissimo come Nibali, è giunta la conferma del motivo per cui questo è veramente poetico e rappresenta un pezzo di storia dell’Europa moderna (ormai anche questa vicenda sta divenendo globale).
Vittorio Fresa

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