Vinyl, la scommessa di Scorsese e Jagger

Vinyl
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Il pilot di Vinyl andato in onda alle tre di notte del 15 Febbraio ha lasciato poco margine ai dubbi, lasciandoci con due considerazioni: gli anni ’70 sono una bomba e SkyAtlantic non sbaglia un colpo.

Vinyl Richie Finestra Devon Finestra

La serie prende le mosse dalla storia di Richie Finestra (impersonato da Bobby Cannavale), uomo nato dal nulla che, grazie al suo eccellente orecchio, mette in piedi un universo musicale, la American Century Records. Siamo nel 1973: le case discografiche fanno a gara per accaparrarsi un contratto con i Led Zeppelin e la AC sembra riuscire nell’impresa. Il bilancio però è in negativo, l’etichetta non promuove più da tempo grandi nomi e va venduta. L’affare è con i tedeschi della PolyGraf, sicuri dell’investimento grazie alla firma con la grande band di Robert Plant che avrebbe fatto guadagnare milioni. Ma siamo sempre nel 1973, la guerra è finita da non molto, le ferite sono ancora aperte e il manager del gruppo inglese si rifiuta di tessere accordi con i crucchi, facendo sfumare l’affare con la American Century.
Richie Finestra ha una vita da favola: una famiglia stupenda, una moglie, Devon (Olivia Wilde), a dir poco bella, ex factory girl di Andy Warhol, e il lavoro a cui ha sempre ambito, risultandone però sempre inappagato. Con un probabile passato da alcolista e cocainomane, scheletri che si ripresentano puntualmente e che lui non riesce ad allontanare, Finestra affronta con astuzia i problemi con la Polygram, riuscendo infine a vendere l’etichetta.

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L’episodio è in realtà un ciclo di flashback, dai primi esordi nel campo della discografia, all’omicidio di Buck Rogers fino all’epilogo epifanico. La fine è probabilmente ciò che chiude il cerchio. Fin dal primo minuto e per una buona ora e mezza il pilot è stato mantenuto a livello di trama volutamente poco chiaro, registrando ovviamente una duplice reazione dal punto di vista dello spettatore, “cambio canale” oppure “vediamo come va a finire”. Economicamente parlando il primo episodio è costato in proporzione più dell’intera stagione  Va bene, stiamo parlando di professionisti, persone come Terence Winter e Martin Scorsese, ma un simile azzardo sarebbe stato più conveniente per una serie già largamente accolta da pubblico.
Io sono rimasta a vedere come sarebbe andata a finire e non me ne sono pentita. A chi pensa che questo sia solo un banale racconto dello spregiudicato mondo discografico, con un abuso di “sesso, droga e rock and roll”, dico che dal canto mio, almeno, non ho mai visto niente del genere. E se anche ci fosse, dubito che possa essere tecnicamente anche solo simile a Vinyl.

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Molto joyceiano l’epilogo epifanico; Richie Finestra si ritrova solo per una via di New York a sniffare cocaina dallo specchietto della sua auto, quando una folla travolge la sua auto per entrare in un locale, dove, di lì a poco, farà il suo ingresso anche lui. Ad attenderlo ci sarà il concerto dei New York Dolls. Totalmente travolto da un sound, il suono del vero rock, che non ascoltava più da tempo, ha un’illuminazione. Rimane però travolto anche dal crollo dell’intero edificio, da cui tuttavia rimane fisicamente illeso.
Al racconto del discografico si affianca un filo secondario che traccia la storia dell’assistente Jamie Vine (Juno Temple), ambiziosa ragazza costretta a vivere con l’anziana zia e a spacciare droga in ufficio pur di rimanere nella grande mela. Anche lei ha un orecchio niente male e non proprio professionalmente scopre (in tutti i sensi) i Nasty Bits, trovando in loro qualcosa di nuovo, il punk. Un dettaglio interessante che non è sfuggito ai fan più accaniti di Mick Jagger è la partecipazione del figlio James Jagger nei panni di Kip Stevens, il cantante della punk band.

La seconda puntata, andata in onda lunedì alle 03.00 di notte, ha davvero messo in luce gli anni ’70; grandi citazioni questa volta, con una straordinaria parte dedicata alla vita di Devon (Olivia Wilde) prima del triste matrimonio, quando cioè era ancora una factory girl, la preferita, di Andy Warhol. Leggermente meno interessante il resto della puntata, forse per le grandi aspettative create con il pilot.
Gli share, al contrario di questa recensione positiva, non sono a favore di Vinyl che, costato veramente tanto, non riesce a ripagarsi con quel 1,1 milione di spettatori nei primi tre giorni successivi all’episodio d’esordio, nonostante la frequente messa in onda in differita su SkyAtlantic. Al contrario ritengo che questa serie sia realmente imperdibile, complice il fatto di impedire allo spettatore di scollare gli occhi dallo schermo pur di non perdersi nemmeno un dialogo. Consiglio, inoltre, la visione in lingua originale; non me ne vogliano i doppiatori, che però non riescono a ridare la freschezza della voce di Juno Temple o la profondità e la follia di Bobby Cannavale. Come dicono i Rolling Stones, it’s only rock and roll (but I like it).
Michela Bonamici

Vinyl
Anno:
2016
Stagione:
prima
Episodi:
10
Durata:
55 minuti per puntata

Cast:
Bobby Cannavale è Richie Finestra
Olivia Wilde è Devon Finestra
Ray Romano  è Zak Yankovich
Ato Essandoh è Lester Grimes
Max Casella è Julian ‘Julie’ Silver
P. J. Byrne è  Scott Leavitt
Paul Ben-Victor è Maury Gold

Creatore: Terence Winter
Produttori esecutivi: Martin Scorsese e Mick Jagger

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