Virginiana Miller. Venga il regno. Appuntamento con la storia

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Il primo ascolto è spesso distratto perché ovattato da altre attività che scientemente continuo a svolgere. Il nuovo disco dei Virginia Miller mi ha trascinato fuori costringendomi a rivolgergli la sola attenzione del momento.  È inutile, lo sai, restare lì nascosto non è mai  troppo presto.
Simone Lenzi leader e voce del gruppo dedica, come sempre, una serie di racconti in musica che pur nel loro corposo e denso valore letterario lasciano ampi spazi per cantarli all’inizio di una Bella giornata  in cui l’aria è pulita, la strada asciutta, la pioggia goccia a goccia è già caduta tutta.
Insieme alla lirica c’è una notevole capacità musicale che consente quei passaggi quasi ambient di Lettera di San Paolo agli operai o gli inserti elettronici, il coro e le note d’altri tempi di Chic o quel basso sempre in prima linea che nulla toglie alla dolcezza melodica di parecchi momenti di Anni di piombo. Solo per fare qualche esempio di digressioni perfettamente riuscite.

I Virginiana Miller, il sestetto livornese composto da Simone Lenzi (voce), Antonio Bardi (chitarre), Matteo Pastorelli (chitarre), Daniele Catalucci (basso), Valerio Griselli (batteria) e Giulio Pomponi (tastiere, piano) sono sempre in cima alla musica italiana indipendente e dopo il film di Virzì e la vittoria del David di Donatello [1] potrebbero far valere, come meritano appunto, il loro talento ad un pubblico  più vasto.

Venga il regno è il sesto disco in studio e arriva dopo tre anni dall’ultimo Il Primo Lunedì del Mondo (Zahr/Edel) e le attese sono più che appagate dagli  undici brani che lo compongono e che, parafrasando Arthur Schopenhauer, se li si ascolta in ordine viviamo le immagini della vita, se li si ascolta a caso possiamo sognare.
Tornando alla creatività nella scrittura di Lenzi va detto che l’invenzione di Anni di piombo è un colpo di magia non solo perché Aldo Moro scrive alla moglie che non è stato rapito dalle Brigate Rosse ma perché la canzone è all’interno di un narrato tra presente e futuro dell’Italia.
Dal blu naviga liberamente tra le acque del rock di marca britannica con le chitarre a mantenere dritto il timone man mano che l’oceano sonoro si allarga e riverberi vocali arrivano ad intromettersi sulla rotta.
Avrebbe potuto ben appresentare la colonna sonora de La grande Bellezza di Sorrentino, ma L’eternità di Roma avrebbe potuto ispirare le immagini di quel film. Un linguaggio che a momenti poetici (“muta dorma la bellezza / e per sempre la ragazza / ricoverata in coma / le porga la chioma / nell’eternità di Roma”) alterna espressioni dialettali  e parole che squadernano la volgarità di modelli esistenziali.
Dalle parti dei sentimenti troviamo Pupilla, delicata e avvolgente ballata che lascia all’amore un senso al rapporto “Perché l’amore / l’amore accetta” e Effetti speciali un altro pop-rock splendidamente orecchiabile per poter dire “abbracciami fosse l’ultima cosa normale / l’ultimo effetto speciale”.
La chiusura di questi appunti va a Lettera di San Paolo agli operai, moderna nei suoni, con la voce profondamente efficace nel racconto e che lascia spazio ad un crescendo, quasi ipnotico, consono all’ecumenicità laica di una canzone, in cui  “credo in Gesù Cristo Redentore e in Berlinguer” e “credo nel cemento disarmato / credo che tutto sia compiuto / e che tutto sia ormai / passato”. Non vi curate di noi e ascoltate!

Ciro Ariglione

genere: pop-rock
Virginiana Miller
Venga il Regno
etichetta: Ala Bianca / Warner Music
data di pubblicazione: 17 settembre 2013
brani: 11
durata:  45:44
cd: singolo

[1] Si sono aggiudicati il David di Donatello nella categoria “Miglior canzone originale” con Tutti i santi giorni presente nei titoli di coda e nel trailer dell’omonimo film di Paolo Virzì, tratto dal primo romanzo di Simone Lenzi La generazione (Dalai
Editore).

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