Viso d’angelo, diavolo in corpo

Viso d'angelo Garko
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Quando la tv si sposa con il cinema il risultato è sempre molto gratificante e “Viso d’angelo” la fiction andata in onda su canale 5 ogni venerdì, in prima serata, dal 28 ottobre al 18 novembre, è un sodalizio davvero ben riuscito.

A colpo d’occhio appare come un prodotto esclusivamente televisivo, visti gli attori impiegati, i dialoghi un po’ troppo retorici e estremamente chiarificatori, e le continue ripetizioni e riepiloghi dei fatti antecedenti della trama, per non rischiare di far perdere il filo del discorso allo spettatore.
In effetti la storia raccontata è abbastanza ingarbugliata: i personaggi sono molti, gli omicidi anche, i misteri senza fine, le sottotrame ancor di più, è veramente facile perdere l’orientamento. Ma il film è ben costruito e nel procedere dell’intreccio, di puntata in puntata, la figura così enigmatica dell’assassino ci aiuta a districarci bene nelle fila della trama e soprattutto ci dà tracce e indizi utili a tenere vivo e desto il nostro interesse fino alla fine dell’intera vicenda. Proprio il finale sarà perfettamente risolutivo, quando il fantomatico serial killer, finalmente con la sua angelica faccia scoperta ci spiegherà per filo e per segno tutte le motivazioni del suo farneticante delirio.

La fiction italiana ormai è una vera e propria realtà televisiva, i palinsesti sono totalmente riempiti da queste storie a volte romantiche, a volte passionali, che incollano il pubblico sul proprio divano di casa. Malgrado i vari sforzi ancora non si riesce a raggiungere il livello tecnico e concettuale dei serial americani, per questo che spesso e volentieri, anche tante belle storie raccontate sul piccolo schermo vengono sottovalutate e snobbate, da chi si pavoneggia vero cultore cinematografico. È per questo che in Italia ancora esiste una netta divisione tra chi fa cinema e chi fa tv, ma bisogna cominciarsi a rassegnare a queste nuove proposte televisive, che spesso non sono molto peggio di tanti film campioni d’incasso al cinema e soprattutto va nobilitato il lavoro di tutte quelle piccole “formichine” che dietro la macchina da presa lavorano incessantemente di notte o giorno, sotto il sole e sotto la pioggia, per ore e ore di fila. Cinema e tv che sia, non sono solo lustrini e paillettes, sono sforzi e sacrifici, come per tutti i lavori del mondo e se questa società investisse di più sul potenziale della cultura italiana, avremo ottimi film sul grande schermo e contemporaneamente ottime fiction sul piccolo schermo, e tutti ne saremmo più felici!

Eros Puglielli alla regia di questo thriller gotico nasce sul grande schermo, infatti non va dimenticata una delle sue opere più importanti dal titolo “Occhi di cristallo”, con protagonista un sempre eccellente Luigi Lo Cascio, attraverso il quale il giovane filmaker esprime tutto il suo amore per il genere horror e le atmosfere cupe e macabre tipiche del noir. E questa fiction ne dimostra tutta la sua preparazione tecnica, ed è per questo che ne risulta un prodotto televisivo di ottima qualità: dalla scelta sempre originale dei punti macchina, ai movimenti di carrello avvolgenti, ai primi piani quasi inquisitori, fino ai dettagli maniacali dei volti; per non parlare della scelta della fotografia, che vede Puglielli affiancato da Carlo Maria Montuori, un vero vate delle luci, che realizza quelle atmosfere torbide, intrise di segreti e tormentosi misteri.

La storia narra di un affascinante ispettore di polizia, Roberto Parisi, interpretato da Gabriel Garko, con un difficile passato alle spalle, che ritorna nel commissariato in cui aveva già lavorato diversi anni orsono, per smascherare l’assassino che da qualche tempo ossessiona la città con dei macabri omicidi. E da qui sarà tutto un susseguirsi e un innestarsi di micro-vicende che vanno ad intrecciarsi con il plot principale, che insieme dirigono, ma allo stesso tempo deviano il pubblico dalla strada risolutiva.

Non manca una sotto-trama d’amore, infatti i due protagonisti principali, accomunati da un profondo senso di colpa verso le loro vicende personali passate, si incontrano nel loro dolore e si amano in maniera incontrollata e passionale. L’agente Angela Garelli, interpretata da Cosima Coppola, riesce a conquistare la completa attenzione del bel Roberto, ambito da quasi tutte le donne che gli girano attorno in questa vicenda.
Non c’è coraggio senza paura” si sussurrano un paio di volte i due amanti nel percorso della loro tormentata storia e proprio incoraggiati da questa loro forza, che sembra stia per spegnersi ad ogni momento, che alla fine riescono a trarre l’uno dall’altro la linfa vitale per continuare a lottare e rimettersi in discussione. I personaggi di questo film sono tutti ben definiti, ognuno di loro è un potenziale assassino, ciascuno ha i requisiti giusti per poter uccidere senza pietà, tutti hanno una certa rilevanza al fine dell’intreccio, anche i meno approfonditi, alla fine si riveleranno i veri protagonisti.
Non a caso in questo film tutti indossano i guanti neri di pelle, vediamo mani guantate che stringono pugnali, che infilano biglietti sotto le porte, che raccolgono rosari; le mani guantate diventano il feticcio di questo thriller, così come la temibile maschera bianca rigata di lacrime nere, che indossa il killer e che alla fine di ogni puntata si rivolge direttamente a noi spettatori, per condurci nei suoi incubi più oscuri.
Anche la colonna sonora partecipa a questo delirio, Paolo Vivaldi scrive delle musiche enfatiche e tormentose, che ti entrano nella testa e riesci a dimenticarle difficilmente, è il caso soprattutto della filastrocca quasi puerile, ormai cliccatissima sul web, che narra del gioco del nascondino e del segreto ben nascosto, che “…solo Iddio sa qual è”, che se si ascolta bene con estrema attenzione, tra le parole cela il nome dell’assassino.

Bè, sembrano davvero menti perverse, quelle che hanno generato l’intero progetto di questa fiction, in effetti il film è vaneggiante, psicotico, alienante; ma nell’insieme è costituito da quegli elementi verso il quale il pubblico si sente più attratto: morte, violenza, sesso, amore, paura. E di puntata in puntata, si è cercato di stimolare la curiosità di tutti, instaurando quel meccanismo inevitabile, della corsa a chi indovina per primo l’assassino. Ma la mano diabolica del fantomatico omicida, si nascondeva troppo bene tra la baraonda dei personaggi vivi o morti che furono, così ben pochi attenti spettatori sono giunti alla soluzione prima della rivelazione finale, lasciando stupefatti tutti alla vista di questo diabolico viso d’angelo. Come insegnano i più classici dei thriller, l’assassino è davvero chi meno te l’aspetti e questo film, almeno da questo punto di vista, non ha deluso le aspettative.
Annalisa Liberatori

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