Vita del poeta Nazim Hikmet di Joyce Lussu

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La prima volta che ho sentito recitare una poesia di Nazim Hikmet è stato circa dieci anni fa. Non lo conoscevo e pur pregiandomi di essere una discreta lettrice di poesia, non sapevo molto di lui.
Parlavo d’amore con un’amica, argomento apprezzato tra amiche, la sera in cui lo scoprii. Lei lo nominò e io sorrisi con circostanza, allora andò a recuperare nella sua libreria una raccolta di Poesie d’amore e lesse per me, seduta stante, una splendida poesia che iniziava così:

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà

sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
” *
La trovai meravigliosa e piena di passione ma la considerai “semplicemente” una poesia d’amore, senza sapere che quella poesia era stata scritta dal poeta nel 1949 dal carcere di Bursa, dove rimase detenuto per molti anni, alla donna amata. La curiosità sul carcere, mi fece scoprire il resto sulla figura di Hikmet, l’uomo politico, il suo senso morale, strettamente legati, ciò che gli permise di sopportare i lunghi anni di prigionia per l’opposizione al regime dittatoriale di Kemal Ataturk.
Dopo quella scoperta, non l’ho più abbandonato.

copertina Vita del poeta Nazim Hikmetcopertina Vita del poeta Nazim HikmetVita del poeta Nazim Hikmet” di Joyce Lussu, sua fedele traduttrice e amica, è un libro delizioso,  che racconta la vita del poeta, talmente godibile e interessante che si legge come un romanzo.
Nazim Hikmet occhieggia da una minuscola foto in bianco e nero sulla copertina bianca, semplicissima, del libro; il suo sguardo ironico e fiero, quasi beffardo racconta già qualcosa del carattere del poeta e del modo in cui visse la sua intera vita.
Hikmet è stato ed è un grande poeta e lo è stato tanto più perché è stato un uomo fiero. Pieno di passione, un uomo che ha molto creduto, amato e patito, tutte facce della stessa medaglia della passione che ha avuto per la vita, il suo paese, la sua gente.
Nato da una famiglia di pascià e dignitari dell’impero ottomano, aveva visto la gente negli occhi la prima volta partecipando a 18 anni al movimento per l’alfabetizzazione lanciato dal Movimento dei Giovani Turchi. Se li trovò davanti, di fronte a lui e non prostrati a terra come quando visitava le campagne della Turchia col nonno, uguali a lui, con la stessa umanità e lo stesso sguardo curioso e intelligente di tutti. Uscì da quell’esperienza con la consapevolezza che gli uomini sono tutti uguali e che non li avrebbe mai abbandonati.
Lo fece attraverso la sua poesia, volutamente semplice e comprensibile a tutti, vicina alle cose concrete.


Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
Vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
Credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo …
” *
pochi versi che condensano perfettamente il pensiero di Hikmet. Quanto  profondamente credesse nell’uomo e ne comprendesse la profonda verità.
Era convinto che la poesia dovesse essere “utile a tutta l’umanità, a una classe, a un popolo, a una sola persona”, compresa da tutti. Perciò non badava tanto alla perfetta traduzione in un’altra lingua, quanto al fatto che riportasse anche in una lingua diversa dal turco i principi in cui credeva.

Joyce Lussu ne fa un ritratto appassionato, anche attraverso la bella conversazione con Silvia Ballestra, non tralascia niente e ce lo racconta con vigore e chiarezza anche nei suoi risvolti più umani.
Non solo il grande poeta di serietà morale e intatti valori, tanto da passare diciassette anni in carcere a più riprese per ciò in cui credeva, ma anche l’uomo, semplicemente, amante della vita e delle donne.
Nel libro possiamo leggere le commoventi lettere dal carcere al figlio mai conosciuto Mehmet avuto dalla prima moglie, fino all’incredibile e romanzesco racconto della straordinaria fuga dalla Turchia di Munevver, seconda e vera compagna di vita e lotte e madre del secondo figlio, per andare a raggiungerlo in Russia dove lui si era rifugiato dopo l’uscita dal carcere nel 1950.
In effetti la rocambolesca fuga di Munevver per raggiungerlo col figlio finisce con un ritrovamento molto “umano”, dopo 12 anni lo incontra nuovamente a Mosca convivente con Vera, la giovane compagna moscovita degli ultimi anni di vita.

Ma forse questo ce lo fa sentire ancora più vicino, non un eroe, cosa che probabilmente mai avrebbe voluto essere, ma solo un uomo, che aveva qualcosa da dire, certo diverso da altri, ma anche uno tra tanti, semplicemente un uomo

Lorena Franzini

Joyce Lussu
Vita del poeta Nazim Hikmet
Con una conversazione fra Silvia Ballestra e Joyce Lussu
Cattedrale – 2008

* da “Nazim Hikmet – Poesie d’amore” traduzione di Joyce Lussu – XXI edizione Mondadori-Poesia aprile 2002

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