Vittorio Asteriti, un tuffo nel colore

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Per Vittorio Asteriti – giovane artista calabrese, classe 1984, di base a Roma – il 2019 è iniziato in modo molto positivo. Dopo la mostra personale a Spagna Art & Suites, Roma, l’artista ha esposto alle fiere di arte contemporanea di Pavia e Cremona, con la galleria Castel Negrino Art, in provincia di Monza e Brianza.

Se a Roma la mostra, dal titolo Orizzonti, si è caratterizzata per una connotazione indipendente e sperimentale, in cui l’artista ha presentato un excursus lungo l’ultima fase della sua ricerca artistica; a PaviArt e a Arte Cremona, la scelta è stata quella di presentare lavori uniformi dal punto di vista formale, quelli che lui stesso ama definire come “Le Righe”.

Opere, di dimensioni variabili, realizzate a mano libera con pennarelli acquarellati e caratterizzate da una miriade di segni di colori diversi, ma sempre estremamente selezionati da Vittorio Asteriti che riempiono la tela in linea orizzontale fino a saturarla completamente, dando vita ad un movimento, ordinato ma rapido, che cattura lo spettatore. Già da questa brevissima descrizione si evince come il colore sia l’indiscusso protagonista delle opere di Vittorio Asteriti. E, se precedentemente si accompagnava alla materia, oggi è utilizzato dall’artista in forma pura e in tutte le sue possibili varianti e declinazioni. Si passa dall’olio, all’acrilico, dal pastello all’acquarello, senza tralasciare le tecniche più moderne come la stampa fotografica.

Dal punto di vista tecnico e formale la mostra romana è stata importante per spingere l’artista ad “osare” per quanto riguarda la dimensione, preparandolo psicologicamente al passaggio dal piccolo al grande formato, in cui lo spettatore può “tuffarsi” molto più agilmente.

Installation View_Suites 2_Spagna Art & Suites. Courtesy Alessia D’Apuzzo

Nelle opere di Vittorio Asteriti il colore non implica necessariamente una forma, al contrario, la rifiuta, per dare libero sfogo ad un impulso creativo che lo porta ad aprirsi ad una visione interiore, lontano dalle contingenze. Il titolo della mostra romana, Orizzonti, non è casuale, perché con le sue opere l’artista invita lo spettatore a perdersi in un paesaggio immaginato anziché vissuto.

Considerando che abitiamo la società 4.0, caratterizzata dal trionfo delle nuove tecnologie e dalla deflagrazione delle prospettive tradizionali, è normale che anche paure, obiettivi ed orizzonti cambino. Se prima la natura era la misura di tutte le cose, il parametro con cui rapportarsi per acquisire coscienza di sé, oggi la situazione è cambiata, perché il confronto ha ceduto il passo all’autoreferenzialità. Al di là della natura, il punto è che l’essere umano deve fare i conti prima di tutto con sé stesso e proprio da qui scaturisce una nuova concezione del sublime. Perché la consapevolezza dei nostri limiti e della nostra reale posizione nel mondo si scontra con entità non misurabili, che vanno dal flusso dei dati, allo scorrere inesorabile del tempo, all’impossibilità materiale di tradurre tutte le conoscenze conquistate in un benessere diffuso e non solo per pochi. Oggi ciò che più intimamente appesantisce l’animo umano non è un agente esterno e trascendente ma sono realtà immanenti, invisibili, spesso psicologiche ed inconsce.

In questa luce, e considerando che l’Orizzonte è anche un modo figurato per riflettere sul concetto di limite o confine, le opere di Vittorio Asteriti smettono di essere dei semplici quadri astratti e si trasformano in finestre che si aprono su degli Orizzonti, fatti di sbuffi di colore, linee e monocromi, fino ad arrivare alla linea di confine per eccellenza, quella che separa il cielo dal mare. Un distesa che, nella ricerca di Vittorio, solitamente dedito alle cromie, diventa qui un’omogenea distesa color petrolio, che perde il contatto con la realtà per scontrarsi con cieli dalle tonalità aspre e fluo.

Ludovica Palmieri

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