Volevo solo giocare

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La cronaca ci racconta di delitti che appaiono davvero efferati e senza senso.
Una donna di 85 anni è stata trovata morta nella sua casa in provincia di Ancona.
Poche ore dopo è stato arrestato un vicino sospettato di aver ucciso l’anziana donna per rubarle il denaro che lei custodiva nella sua abitazione.
Un vicino affetto da ludopatia, almeno così sembra, seguendo la cronaca di queste ore, alla disperata ricerca di altri soldi da “investire” nella sua mania.
A quest’anziana signora abbiamo pensato di dedicare un racconto di Antonio Fresa: Volevo solo giocare dalla sua raccolta Delitti esemplari nel Bel paese

Volevo solo giocare

Non eravamo stati del tutto fortunati in famiglia. Ora eravamo rimasti io e la buona zia Ada, che mi aveva accolto in casa alla morte dei miei genitori.

Era stata generosa, a dire il vero. Aveva accudito nonno Aldo per anni ed era rimasta lì in casa, senza trovare mai un amore per cui valesse la pena andare via. Come un sacrificio, accettato da tutti, la sua vita si era consumata fra il lavoro e la casa. Zia Ada, infatti, lavorava anche e guadagnava bene.

O almeno così dicevano le zie, attribuendole un patrimonio nascosto chissà dove.

Non ero stato fortunato io. A dirla tutta, avevo perso padre e madre in un sol colpo, in un incidente stradale. All’epoca era ancora vivo nonno Aldo – nonna Gina era morta da poco – e tutti avevano pensato fosse giusto darmi un tetto.

Non ero stato fortunato io. A dirla tutta, a scuola non avevo fatto un grande percorso. Anche nel lavoro non ero stato molto fortunato. Ne perdevo uno dopo l’altro, perché non sapevo integrarmi e accettare la disciplina, almeno così pensavano gli altri.

Non ero stato fortunato io. Sbarcavo il lunario con qualche lavoretto che mi trovavano gli amici in zona, quelli del bar con la sala giochi sul fondo.

Un giorno, poi un altro, e ancora un altro. Passavo le giornate in quella sala in fondo, consumando il mio tempo e il mio poco denaro. Rientravo sconsolato a cena da zia Ada. Lei non mi aiutava molto, ogni volta mettendo in mezzo lo stesso discorso: caro mio non sono eterna, non ti trovi un lavoro, una donna e….

Non sono fortunato io, lo vuoi capire zia Ada, che non saprei da dove iniziare. A me va bene così.

Poi il gioco aveva preso sempre più spazio e passavo le ore alla sala e più il tempo passava più diventavo bravo e capivo il segreto di quelle macchine infernali.

Non ero stato fortunato io, in tutte le altre cose della vita, ed ecco quale poteva essere allora la mia occasione: giocare e vincere; sbancare tutti in un colpo solo.

Avevo bisogno di conferme e di un capitale solido da investire nella ricerca dei numeri giusti.

Certo zia Ada ogni tanto mi sganciava cento euro, ma mi duravano una mezza serata e facevo debiti un poco con tutti.

Una sera presi il coraggio a due mani e spiegai la situazione a zia Ada. Ero sicuro, con le parole giuste l’avrei convinta a sganciare una parte del suo tesoro nascosto. Ero sicuro.

E lei, invece, la mia dolce zia Ada aveva iniziato a prendermi in giro; aveva parlato di giocatori schiavi del gioco, di un vizio senza limite, del denaro che serviva a mandare avanti la casa. Zia Ada mi aveva guardato con tristezza e con stanchezza: era davvero invecchiata. Aveva detto: nipote mio alla fine sai che lascerò tutto a te, ma per adesso fammi vivere serena.
Non era un suggerimento, in effetti? Presi il grosso ferro da stiro e la colpii mentre mi dava le spalle. La buona dolce zia Ada morì così, senza urlare, senza strepiti, senza rompere i coglioni a chi aveva da fare.

Antonio Fresa
Da Delitti esemplari nel Bel paese
L’Erudita
Roma, 2016

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