Watcher di Chloe Okuno. Lo sguardo sul passato

Maika Monroe in Watcher di Chloe Okuno
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Chi è un watcher? In italiano lo potremmo definire come “colui che osserva”, volendo scartare il troppo facile quanto improprio riferimento al cosiddetto “guardone”; più convincente il riferimento al termine francese voyer e al voyerismo, su cui – anche prima di Freud – tanta letteratura è stata prodotta.

Il cinema, poi, è per molti versi un paradigma del voyerismo, sublimato o meno, volendo molto semplificare la celebre interpretazione di Christian Metz [1] (come pure la letteratura, secondo una opinione accreditata ad Alberto Moravia). L’argomento – è noto – è stato affrontato esplicitamente in diverse importanti opere cinematografiche, più o meno conosciute: dal memorabile La finestra sul cortile (Rear Window, 1954) di Alfred Hitchcock a L’occhio che uccide (Peeping Tom, 1960) di Michael Powell, senza dimenticare Omicidio a luci rosse (Body Double, 1984) del regista Brian De Palma. In casa nostra, occorre quantomeno ricordare il Michelangelo Antonioni di Blow Up del 1966 e La finestra di fronte di Ferzan Özpetek, del 2003, seppure il tema dell’osservare, che compare esplicito nel titolo di quest’ultimo film, sia poi in effetti solo una parte del racconto. A voler continuare ed approfondire, sarebbero più le omissioni che le citazioni; ma siccome esiste anche una ormai non più trascurabile letteratura in argomento, sia in internet che cartacea, alla quale chi vuole può avere accesso senza troppe difficoltà, rimando volentieri ad essa [2].

Watcher però è anche il titolo del recente lungometraggio di Chloe Okuno, la quale – dopo avere favorevolmente impressionato a gennaio al Sundance Film Festival, questa importante rassegna del cinema indipendente che si svolge dalla fine degli anni ‘70 nello Utah – approda ora, dal prossimo 7 settembre, sugli schermi nazionali.

Questo debutto della regista statunitense (della quale è stata annunciata la direzione, per Netflix, di The Dating Game, un film tratto dalla incredibile storia di Rodney Alcala e Cheryl Bradshaw[3]) è stato seguito generalmente con un certo interesse dagli addetti ai lavori.

Julia (Maika Monroe) e Francis (Karl Glusman) si trasferiscono dagli Stati Uniti in Romania, per motivi di lavoro: lui è bilingue, figlio di madre rumena, e approfitta dell’occasione e della sua conoscenza di una lingua europea per provare a fare carriera lontano da casa. Lei lo accompagna, senza altra occupazione apparente che quella di attendere, la sera, il suo ritorno.

La storia si svolge in una Bucarest gelida, grigia e pure piuttosto piovosa, dove le porte delle case sono sempre senza campanello. Tutti i protagonisti della storia bussano, chi timidamente, chi con dolcezza, chi con vigore, chi con violenza. Oltre al suono ripetuto delle nocche delle dita sul legno delle porte, nei corridoi di palazzi presumibilmente di epoca comunista, colpisce l’ascolto e la percezione diffusa dei suoni e dei rumori tra gli appartamenti, come avviene in molte case contemporanee, così che tra vicini ci si debba preoccupare della riservatezza dell’udire.

Ma soprattutto – come nel tema hitchcockiano già evocato de La finestra sul cortile – la nuova casa dei due giovani americani ha delle enormi finestre (in alcune inquadrature pure prive di tende) che quasi impongono loro di guardare e di essere visti. E se è vero che la comparsa di un’arma in un film o in un libro – secondo la regola aurea – impone che prima o poi da essa parta un colpo, la disposizione scenica di un così grande affaccio prescrive che da esso origineranno grossi guai.

Infatti, da una di quelle finestre di fronte, compare inquietante e costante la sagoma di un uomo che osserva. Sarà la paranoia della giovane moglie spaesata a convincerla che da lì qualcuno la sta insistentemente osservando? E che questo qualcuno è lo stesso uomo che la segue nel quartiere, tra supermarket e metropolitana? La storia si incupisce per la presenza in città di un serial killer che aggredisce e uccide le sue vittime, tutte donne, al quale la polizia sta inutilmente dando la caccia.

La lingua è un ostacolo fastidioso, e non solo per Julia (che è costretta a farsi tradurre i discorsi, con fedeltà variabile dei contenuti, da suo marito) ma per lo stesso spettatore, che vive lo stesso disorientamento e spaesamento della protagonista, senza alcuna possibilità di accesso al contenuto dei dialoghi pronunciati in rumeno (non sottotitolati né nella versione inglese né in quella italiana).

Solo i più giovani – o socialmente progrediti – sono in grado di interloquire, in inglese, con la solitudine e la claustrofobia di Julia: la vicina Irina (Mӑdӑlina Anea) dalla vita turbolenta, che ritroveremo spogliarellista in uno strip club ospitato in un cupo seminterrato, e il suo ex Cristian (Daniel Nuță). Mentre cresce la rincorsa tra Julia, presunta stalkerizzata, e Daniel Weber (l’unico di cui sappiamo anche il cognome), il suo lugubre osservatore dirimpettaio (coi tratti – resi davvero inquietanti – di Burn Gorman), che da disturbatore si accredita disturbato, a sua volta, dall’inquieta condotta della giovane americana.

A chi credere? Alle paure di una fragile donna spaesata e forse in preda allo squilibrio prevedibile che segue alla dislocazione o ai tentativi di ricondurre tutto a ragionevolezza del suo sposo così dubbioso e inadeguato?

Se spicca comunque per bravura la convincente recitazione di Maika Monroe, il confronto (inesorabile ed inevitabile) con alcuni precedenti film sul tema lascia qualche perplessità sulla cifra assoluta di questo interessante ma didascalico lavoro della esordiente Okuno, che pure – come d’obbligo, visto l’argomento trattato – converrà continuare a tenere sott’occhio.

Paolo Sassi

[1] Le Signifiant imaginaire: psychanalyse et cinéma, 1977; in it. Cinema e psicanalisi: il significante immaginario, Marsilio, 1980, trad. di Daniela Orati.
[2] Vedi ad esempio il volume di Michel Marie, I grandi perversi al cinema, Gremese, 2011, oppure Francesca Russo, È nato prima il voyerismo o il cinema?, Nous, 2021tra i lavori accademici, segnalo la tesi di dottorato di Aurora Autieri, Il voyerismo: sua rappresentazione nel cinema e nei media audio-visivi, 2009. Una efficace sintesi della questione nel post di Marisa Prete, Il voyer alla finestra, in https://finestresuartecinemaemusica.blogspot.com/2017/12/il-voyeur-alla-finestra.html?fbclid=IwAR3kiQSzXgV50DMxgLFWICwZxhPS6LYY_nqBn1io5927LsaJp-8_DsssUig
[3] Cfr. https://www.ciakmagazine.it/news/rodney-sheryl-anna-kendrick-e-il-serial-killer-al-gioco-delle-coppie/.

Watcher di Chloe OkunoWatcher
di Chloe Okuno
paese: USA
anno: 2022
regia: Chloe Okuno
durata: 96′
lingue: inglese, rumeno
sceneggiatura: Chloe Okuno e Zack Ford
cast: Maika Monroe, Burn Gorman, Karl Glusman, Mӑdӑlina Anea, Stefan Iancu, Daniel Nuță
fotografia: Benjamin Kirk Nielsen
montaggio: Michael Block
musica: Nathan Halpern
produttore: Image Nation Abu Dhabi, AGC International, Spooky Pictures, Lost City

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