Weinstein è ovunque

violenza donne
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Harvey Weinstein è un potente produttore cinematografico statunitense e grosso finanziatore del partito democratico americano, denunciato recentemente da molte attrici per abusi sessuali. Sembra che ad Hollywood tutti sapessero di queste molestie, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare.

Weinstein non è solo l’orco delle favole, il lupo rapace di cappuccetto rosso o il mostro gigante che incontri se sei ad Hollywood e vuoi fare l’attrice.

No, Weinstein è ovunque. Weinstein è nel professore universitario che ti convoca nel suo ufficio, ma non vuole parlare solo dell’esame, Weinstein è nell’editore che ti invita a pranzo ma non intende parlare solo del tuo nuovo libro. Weinstein è nel capo che ti chiama non solo per discutere di un progetto. Weinstein è ovunque.

Il fenomeno Weinstein è una macchia umana diffusa in ogni contesto sociale.

Weinstein è un sistema perverso universalmente riconosciuto ed accettato, che permette al più potente una gestione malata del dislivello di potere che esiste ancora oggi tra l’uomo e la donna.

Il sistema Weinstein nasce da una cultura ipercompetitiva-patriarcale e sessista diffusa, in cui la donna è ancora inessenziale e va oggettivizzata. Si tratta di un impianto sociale narcisistico-maschilista, congenito negli interstizi di una società educata ad un machismo primitivo ed anacronistico, in cui è legittimata e ritenuta naturale la prevaricazione economica, sessuale, psicologica e di potere dell’uomo sulla donna. Secondo questa visione, la donna non può e non deve competere ad armi pari, ma deve chiedere il permesso all’uomo, tutore e detentore della sua vita professionale e sociale.

L’uomo potente che si approfitta della disuguaglianza di potere, convincendo le donne attraverso subdoli ed umilianti ricatti sessuali, o addirittura costringendole fisicamente a sottomettersi al suo potere sessuale, auto celebra la sua onnipotenza, è il vero predatore.

Questo sistema di disvalori si autoalimenta grazie alla presenza di un entourage, soprattutto maschile, parassita, colluso ed omertoso che anziché denunciare il potente, si volta dall’altra parte garantendogli automaticamente una protezione assoluta che si rivela inquietante.

Questa forma di individualismo opportunistico si consolida perché il potente può determinare il percorso sociale ed economico di tutto l’entourage, può influenzare le esistenze di uomini e donne, vincolandole a compromessi non sempre esplicitati. Questo è un sistema che fa male alle donne ma anche agli uomini.

Infatti gli uomini sotto ricatto non denunciano, capiscono che non è conveniente, meglio chiudere gli occhi e succhiare voracemente tutti quei frutti deliziosi che solo il potente può elargire.

È un sistema subdolo, nascosto all’interno di una società consenziente e complice in cui l’indipendenza femminile è ancora un concetto astratto.
Persiste dunque una comunità di persone che rinuncia a ribellarsi perché ipnotizzata dal potere che diventa per tutti garanzia di vita sociale ed economica.

Non è attaccando le vittime delle molestie e degli abusi sessuali che si combatte il sistema Weinstein. Anche le donne che di fronte all’orco hanno intuito il ricatto sessuale e che avrebbero, forse, potuto scegliere di fuggire, sono vittime lo stesso di un sistema tossico e non vanno assolutamente condannate. Il massacro mediatico proliferato tra le pagine dei social network è lo specchio disarmante della nostra povertà intellettuale, della nostra miopia, della nostra attitudine a generare solo giudizi di pancia, quindi facili e superficiali.

È ovvio che piacerebbe a tutte le donne essere sempre coraggiose come le valorose combattenti curde che hanno cacciato in questi giorni l’Isis da Raqqa. Ma non siamo tutte come loro e non dobbiamo sentirci umiliate se ogni tanto non lo siamo. E comunque le scelte personali delle donne sono irrilevanti ai fini della comprensione di questo fenomeno sessista-corruttivo raccapricciante.
Dunque, concentriamoci piuttosto a capire come contrastare questo sistema maschilista e profondamente opportunistico che inquina i valori etici, compromettendo l’equità della nostra società.

Forse il sistema Weinstein si combatte solo investendo in una cultura profonda, attraverso la diffusione di valori di parità di genere nelle scuole, nelle famiglie, negli uffici, nella politica ed in tutti i contesti sociali possibili, al fine di abbattere per sempre quel claustrofobico soffitto di cristallo che impedisce alle donne di emergere e di conquistare una reale parità.

Solamente quando le donne avranno le stesse posizioni strategiche nei centri decisionali e dunque lo stesso potere economico, si potrà sperare di costruire una società più equa e sana e di frantumare finalmente quella macroscopica disuguaglianza sociale dovuta ad uno sbilanciamento economico e di potere che discrimina le donne, le umilia e le rende subordinate allo strapotere maschile.

Mentre proviamo a far accadere tutto ciò, fermiamoci qualche volta e mettiamoci a fantasticare di essere come quelle combattenti curde di Raqqa, magari ci aiuterà a contrastare giorno dopo giorno il potere maschile oppure almeno a renderci più coraggiose davanti ai maledetti orchi della vita.
Bianca Tor

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