Wilco. The whole love. Un’attesa ripagata tra ricerca e tradizione

Wilco The whole love
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L’analisi “matematica” fatta dalla rivista Metacritic è limpida. Le 37 recensioni tra la critica anglosassone hanno portato ad una votazione di 84 punti su 100. Grande accoglienza per The whole love il primo album con la propria etichetta e l’ottavo della carriera del gruppo americano fondato da Jeff Tweedy nel 1993.
Le dodici canzoni inedite sono state registrate nello lo studio (The Loft) della band a Chicago e prodotte da Jeff Tweedy insieme a Patrick Sansone e Tom Shick.

 


Wilco. Nello studio di registrazione a Chicago, 2011.
Foto Zoran Orlic

Le sensazioni sonore corrono subito ai Radiohead quando il disco parte con The art of almost. Ed è convinzioni di molti che è un bel correre tra rumori melodie chitarre in crescendo e una voce “yorkiana”.
Wilco The whole loveNon è solo questo brano a dircelo, ma sembra scongiurato il pericolo di un gruppo appiattito e incapace di guizzi creativi. Per farlo Jeff Tweedy e soci si erano presi una pausa e come aveva dichiarato alla rivista Rolling Stone <<é stato di grande aiuto allontanarsi per un po’ dalle vecchie canzoni. Devi tenere la mente lucida per suonarle ed é difficile pensare a quello che vuoi fare dopo, quando sai che a breve ci sarà un altro concerto>>.

L’album offre molti spunti dalla tradizione, alt country, al pop, al rock di stampo americano oltre ovviamente a quanto si ascolta in apertura. Quel suono che Sibilla avrebbe voluto essere una cotante nel disco osando di più nella sperimentazione, riuscita benissimo tanto da definire un <<capolavoro>> The art of almost. Seguono brani tradizionalmente Wilco e tradizionalmente canzoni ben fatte per la <<cura del suono, la profondità del modo in cui i Wilco arrangiano le canzoni, stratificandole con dettagli e sfumature>>. E poi in chiusura un’altra gemma One Sunday Morning (Song For Jane Smiley’s Boyfriend) <<placidissima: 12 minuti basati su un solo, unico arpeggio, un melodia soffusa e commovente che sembra durare 2 minuti e che potrebbe non finire mai>>. Una citazione va al grande apporto che da alla banda la chitarra di Nels Cline [1].

In un solido capitolo della loro storia One Sunday Morning è l’episodio più alto anche per Benzing. Il dramma del rapporto padre/figlio, <<un dipanarsi di sussurri in cui ogni strofa rivela una nuova tessitura: ora accarezzata dal pianoforte, ora venata di arpeggi, ora punteggiata di glockenspiel, con un tono crepuscolare che evoca le ombre degli Yo La Tengo di “And Then Nothing Turned Itself Inside-Out”>>. Forse anche per il nostro va escluso l’episodio iniziale (e isolato) per andare al cuore del disco e dei Wilco di The whole love. Ed in particolare il clima lo si capisce con I Might e la <<sarabanda di chitarre e tastiere in cui fa capolino addirittura un sample di “T.V. Eye” degli Stooges>> [2].

 


Wilco. Nello studio di registrazione a Chicago, 2011.
Foto di Zoran Orlic

Adesione completa di Solventi alla rinascita dei Wilco per un disco un gradino sotto dei suoi capolavori. Profonda attenzione al ruolo e significato di The art of almost che è talmente vicina alle note dei Radiohead che Yorke avrebbe potuto volerla scrivere. Nonostante la diversità rispetto al resto rappresenta il modo sottrarsi ad una <<pur arguta e accoratissima consuetudine. Proprio come la malattia, il disagio, certi cataclismatici incroci di eventi ti fanno deviare dal flusso confortevole della quotidianità. La musica dei Wilco in fondo è (solo) questo: un doppio filo che intreccia calore e disagio, l’uno e l’altro necessari per tenere in piedi la carcassa, mentre sullo sfondo si consuma il conflitto muto tra ciò che resta del Sogno Americano e la semplice, implacabile evidenza della realtà>>. Il resto nella sua bontà è più canonico. Anche in questo articolo una citazione per il chitarrista Cline [3].

Il giudizio di Amendola è simile a quello precedente: grande ritorno ma qualche linea sotto i migliori. E anche qui l’attenzione si posa sulla prima e l’ultima canzone. In particolare The art of almost è uno dei brani più belli della loro storia e One Sunday Morning emoziona e incanta. <<Il resto sono spicchi di sole, scampoli di felicità power pop e quell’attitudine melodica sottilmente legata ai Beatles>> [4].

Non inferiore è l’adesione di Colasanti a questo disco (quasi perfetto?) antico nella sua costruzione da lp (<<due facciate immaginarie: la prima più convulsa e libera, la seconda più riflessiva e pacificata>>) e lontana dai modelli di ascolto imposti dal digitale.
E’ invitabile il confronto anche qui con la riuscita prima canzone e con la sua impostazione scientifico-sperimentale. Il senso della ricerca lo si ritrova spesso nell’album anche in un <<pezzo concepito come un chiaro omaggio al glam rock (It Dawned on Me), finisce per spiazzare pur restando Wilco al 100%>> [5].
In attesa delle due date (8 e 9 marzo) a Milano e Bologna non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
Wilco
The whole love
etichetta: dBpm
data di pubblicazione: 27 settembre 2011
brani: 12
durata: 55:40
cd: singolo

[1] Gianni Sibilla, www.rockol.it
[2] Gabriele Benzing, www.ondarock.it, 21 settembre 2011
[3] Stefano Solventi, www.sentireascoltare.com, 5 settembre 2011
[4] Enrico “Sachiel” Amendola, www.indieforbunnies.com, 26 settembre 2011
[5] Emiliano Colasanti, www.rollingstonemagazine.it, 7 ottobre 2011

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