Wire. Mistero e imprevedibilità ancora marchio di fabbrica

Wire Object 47
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1 agosto 2008

A cinque anni dal precedente Send, i Wire tornano a far parlare di sé come sempre sono riusciti nella loro più che trentennale carriera. Siamo alla quarantasettesima pubblicazione, appunto Object 47.
Wire Object 47Alla registrazione non ha preso parte Bruce Gilbert che dal 2004 non è più nel gruppo. Le ragioni di tale abbandono non sono del tutto chiare ma sicuramente ha contribuito il rifiuto di Gilbert a suonare dal vivo. Colin Newman spiega che la separazione, insieme a problemi con il vecchio management, provocò un arresto dell’attività che fu ripresa solo nel 2006 quando rielaborando <<strutture ritmiche>>, datate 2001, <<abbiamo creato una sorta di ponte fra il punto in cui eravamo allora e quello in cui ci trovavamo in quel momento>>. Come dire è stato scavalcato Send – che aveva a che fare più con <<l’impatto sonico>> – con un’impostazione più melodica, ovviamente <<niente di simile a Mariah Carey>> [1]. Dal febbraio 2007 l’impianto generale dell’album era costruito.

All’interno di un giudizio sostanzialmente negativo Caliri lamenta l’incapacità dei Wire di stupire offrendo sonorità di cui non si dovrebbe intuire l’esito come accade per esempio con Mekon Headman o salvo per l’attacco con One Of Us. E nemmeno riescono a far dialogare la loro parte <<arrembante>> con quella dolce degli attuali Wire se si eccettua Hard Currency [2].

Di ben altro avviso è Busti che proprio per il cambio di direzione rispetto a Send attribuisce al gruppo l’ennesima svolta. Con un taglio più pop siamo di fronte ad una produzione perfetta. Un pop come dimostrano One of Us, Perspex Icon, Hard Currency e Patient Flees <<dal suono affilato, poco conciliante e ancora autenticamente carico di inquietudine e nervosismo>> [3].

Leva incentra il suo scritto sulla ricerca di segni della tradizione di imprevedibilità e mistero che ha accompagnato spesso la loro storia. Un album con un voto non altissimo e che definisce un misto di rock e pop rock paragonabile a 154 del 1979. L’alone enigmatico lo avverte all’inizio del disco: <<One of Us potrebbero essere i New Order. Circumspect ha un’andatura lenta e apocalittica, Mekon Headman non stonerebbe neppure in discoteca. E Hard Currency fa venire in mente persino i Nine Inch Nails>> [4].

In piena tradizione Wire, per Testani, questo lavoro è in <<antitesi>> con il precedente insinuando lentezza nei tempi, <<sonorità più avvolgenti, eclettiche e dinamiche>>. È vero anche che le distanze non sono chilometriche come avveniva nei tempi andati e che, quindi, un legame con il loro genere <<art-punk>> c’è sempre. La classe la forza e il rigore intellettuale li mantengono a livelli altissimi: <<C’è gente che si taglierebbe un dito per saper fare della roba che abbia la metà della forza dell’iniziale One of Us>> [5].

Il riferimento a 154 si ritrova anche nell’articolo di Campo che ne vede le tracce in Mekon Headman e nelle <<ballate d’impronta esistenzialista>> Circumspect e Perspex Icon. Il disco è considerato all’altezza dei migliori meno stridente e ruvido del precedente[6].

Giudizio di ottimo livello anche per Casella perché i Wire continuano a non cedere alla banalità, al <<citazionismo>> o al <<plagio>> come accade spesso di questi tempi. E ciò anche per un lavoro come Object 47 <<più accessibile>> rispetto a tanti altri della loro discografia e caratterizzato da voci <<registrate con gli effetti di qualche lustro addietro e le chitarre suonano stridenti e decisamente ossessive>> [7].

Forse l’essere una band longeva e rappresentativa di uno dei periodi più creativi della storia del rock concede a Lancia un’argomentazione in più per una valutazione di rilievo. Infatti pur in mancanza di momenti <<imprescindibili>> le nove tracce <<si lasciano bere tutte d’un fiato, lasciando un’arsura che fa venir voglia di rimandare il lettore in eterno repeat>>. Un album di impronta melodica che ha qualche spunto innovativo <<nel trip-hop centrifugo di Hard Currency, quasi dei Massive Attack in anfetamina>>. Segnalazioni per il potere coinvolgente sono per One Of Us, Perspex Icon, Four Long Years e All Fours, mentre Patient Flees e Circumspect gli risultano alquanto banali [8].

Un Bertoncelli deluso non si perita di commentare nemmeno un brano di questa nuova uscita che, per essere buono, considera un momento di tregua nella loro carriera. Come per altri critici la ragione è nell’assenza di percorsi esplorativi <<il pop rock elettronico che è ancora e sempre marchio di fabbrica segue percorsi troppo lineari e accende solo di rado l’interesse>> [9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: punk-rock
Wire
Object 47
etichetta: Pink Flag
data di pubblicazione: 7 luglio 2008
brani: 9
durata: 35:03
cd: singolo

[1] Massimiliano Busti, “On returning” Blow Up. Luglio/agosto 2008, pag. 40; si tratta di un’intervista con Colin Newman e Graham Lewis dove tra l’altro si trovano riferimenti ai progetti personali dei due: i Githead per Newman e 27/11 per Lewis.
[2] Gaspare Caliri, SentireAscoltare luglio agosto 2008 pag.40
[3] Massimiliano Busti, Blow Up. Luglio/agosto 2008, pag. 91
[4] Massimiliano Leva, “Once We Were Punks”, Rolling Stone agosto 2008, pag. 138
[5] Gianluca Testani, Il Mucchio Selvaggio luglio/agosto 2008, pag. 81
[6] Alberto Campo, Rumore luglio/agosto 2008, pag. 88
[7] Michele Casella, Rockerilla 15 luglio/15 settembre 2008,pag. 57
[8] Claudio Lancia, www.ondarock.it 1 luglio 2008
[9] Riccardo Bertoncelli, www.delrock.it, 24 luglio 2008

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