Words for freedom; il jazz del sestetto Kimeia

Kimeia

Quando si hanno le idee chiare sembra che tutto possa essere fatto, in questo caso suonato, con estrema facilità.

Direi che è il caso dei sei giovani musicisti di Bergamo che fin dalla scelta del nome ci indicano il percorso che seguiranno. Kimeia, infatti, deriva dal greco antico «khymeia» e sta ad indicare un processo di fusione, di saldatura, di amalgama, ed è quanto in realtà fanno i musicisti reinterpretando alcuni dei più famosi standard del . Ma forse c'è di più, perché dietro le note degli arrangiamenti originali che, appunto, saldano insieme i loro diversi stili espressivi – jazz, pop, soul – c'è l'idea di un progetto; quello di parlare con le note dei diritti civili, di libertà e di uguaglianza.

L'idea, come spiega Alessia Marcassoli, la cantante del gruppo nonché ideatrice del progetto, si riallaccia alla lontana tradizione del  degli schiavi del Sud degli Stati Uniti che rappresentava l'unico modo per denunciare le loro condizioni. Seguendo questa linea la vocalist aggiunge: «dare voce a chi non può farlo è una cosa che sento particolarmente, e utilizzare parole di autori che ho potuto scegliere personalmente mi appassiona».

Kimeia Words for freedomLa prova l'abbiamo già nel primo brano Four Women, scritto e interpretato a metà degli anni '60 dalla grande per le donne afroamericane vittime del Ku Klux Klan. Il brano segue una linea melodica altalenante, assecondando i temi delle quattro storie. Si apre con le note del basso di Chiara Arnoldi che accompagna la voce blues  di Alessia Marcassoli. Voce sicuramente adeguata però ancora da modellare e “arrotondare”; la giovane età forse non le permette quella profondità necessaria per impegni espressivi di tale portata. Il pezzo ci regala poi il sax tenore di un ispirato Marco Gotti assecondato dalle percussioni di Lorenzo Beltrami e dal lungo fraseggio al pianoforte di Alex Crocetta. Altro tema poi, dove irrompe poderoso il sax alto di Marco Scotti, con scale cromatiche e riff  mai debordanti, quasi essenziali. Ritmi che crescono o che si affievoliscono rispetto ai racconti delle donne e chiude il brano la voce soul della Marcassoli accompagnata da una ritmica più tradizionale.

Ci riporta ai campi di lavoro degli schiavi negri il pezzo Work Song, uno standard scritto e interpretato negli anni '60 dal trombettista Nat Adderley e qui presentato in un nuovo arrangiamento dei Kimeia, dove assume rilievo la voce suadente di Alessia Marcassoli, in una riproposizione canora, se vogliamo, del «call and response» con le originali percussioni di Lorenzo Beltrami quasi a segnare il ritmo come avveniva nelle piantagioni di cotone.

Fedele alla sua linea espressiva, il gruppo Kimeia si tuffa in sonorità «latine» con il brano I wish I knew How arrangiato dal chitarrista e compositore argentino Torcuato Mariano che offre lo spazio per la voce suadente e ricca di pathos  della Marcassoli. I due sax lavorano con convincenti intervalli  sostenuti adeguatamente dalla ritmica.

Nuovamente nella tradizione con Moanin', un brano scritto nel 1959 dal pianista Bobby Timmons componente della formazione dei Jazz Messengers del batterista Art Blakey. Qui basso e batteria aprono la strada alla vocalist, espressiva sul tessuto di note dei due sax. Apprezzabile il «solo» di Marco Gotti al tenore sostenuto dalle percussioni di Beltrami e dal «rhodes» di Alex Crocetta.

Si entra poi nella leggenda della musica jazz con il celeberrimo Strange fruit della mai dimenticata . Il brano, come noto, è una denuncia del linciaggio dei neri nel Sud degli Stati Uniti e «gli strani frutti che dondolano dagli alberi» non sono altro che i corpi di quegli uomini. Ora ascoltando questo brano, dimentichiamo ogni riferimento alla Holiday. Lei è lì, e nessuno può pensare di raggiungerla. Bene fa Alessia Mercassoli a dare al brano una impronta tutta sua. Certo la voce non è rauca come quella di Lady Day, ma è ugualmente ispirata perché si capisce che il brano è nelle sue corde e le emozioni cupe, la tensione, sono vissute con partecipazione dalla vocalist.

Altro omaggio alla tradizione è il brano Come sunday, scritto nel 1942 da Duke Ellington e parte del primo movimento della famosa suite Black, Brown and Beige. Direi completamente e giustamente rivisto dalla band l'intero brano, specialmente nella ritmica molto serrata dove si inserisce la voce di Alessia Mercassoli e il sax tenore e il contralto di Marco Gotti e Marco Scotti ricordano a momenti la celebre sezione “ance” del Duke.

Si cambia ancora registro con Lost in the stars, una ballad  scritta dal compositore tedesco emigrato negli USA, Kurt Weil e portata al successo nel 1959 da Sarah Vaughan. Qui la voce si intreccia con le sonorità delicate del pianoforte di Alex Crocetta che esaltano la sensualità vocale di Alessia Mercassoli. Chiude il cd un brano di denuncia, Soweto blues, completamente rivisto dalla band rispetto a quello scritto e interpretato dal trombettista sudafricano Hugh Masekela. Ripensare il brano, ha permesso alla formazione di esprimere le loro voci in corale assonanza affiancati dal sax tenore di Marco Gotti in ottimo fraseggio.

Words for freedom è un esordio, quindi, molto promettente. Di sicuro i Kimeia hanno imboccato la strada giusta per le loro sensibilità musicali e culturali. La giovane età, meno di trenta anni, non li ha frenati nell'affrontare brani che sono vere e proprie reliquie della storia del jazz e non solo  a dimostrazione della completa padronanza dei loro mezzi espressivi.

Stefano Ferrarese

genere: jazz
Kimeia
Words for freedom
Etichetta: EMME Records Label
Data uscita: 2 maggio 2023
Musicisti: Alessia Marcassoli (voce/cori), Marco Scotti (sax alto/cori), Marco Gotti (sax tenore/cori), Chiara Arnoldi (basso elettrico/cori), Alex Crocetta (pianoforte/Rhodes/cori), Lorenzo Beltrami (batteria/percussioni/electronics/cori)
Brani: 8
Durata: 00:44:77
singolo

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