World Economic Forum, 20-23 gennaio 2016. Il raduno oscuro dei potenti

World-Economic Forum
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Spesso nei nostri articoli ci siamo chiesti o abbiamo chiarito, per quanto era nelle nostre capacità e mezzi, come e chi detiene il potere di decidere dei destini dei popoli. A tal proposito, quando si parla del nostro pianeta qualche informazione la si può trarre dal World Economic Forum (Wef) che si svolge a Davos. In questa località sciistica della Svizzera, terra non solo di mucche, cioccolata e orologi ma di finanza per nulla trasparente, si tiene dal 1971 (dall’1987 ha preso questo nome) una riunione che nel tempo ha avuto una sua evoluzione, ma che alla fine vede partecipare, molto banalmente, i potenti della terra.
Quest’anno è confermata anche la presenza, dopo diciotto anni, di un rappresentante della Corea del Nord: vi assisterà infatti Il Ministro degli esteri Ri Su-Yong.
A proposito di politica tra le nevi delle Alpi, la storia del  Word economic forum è costellato di incontri tra parti in conflitto come nel 1992, quando Mandela, de Klerke e Buthelezi, hanno trattato delle questioni sudafricane.

Dalla scorsa settimana i primi militari hanno iniziato la loro attività per la sicurezza alla quale saranno dedicati, secondo quanto previsto dal Parlamento svizzero un numero massimo di cinquemila militari. Ovviamente si dovranno aggiungere tutte le forze di sicurezza private che seguono i vari personaggi. E così dal 20 al 23 gennaio questa riunione avrà inizio.

Di cosa discuteranno? Del “Mastering the fourth industrial revolution” e cioè del “Padroneggiare la quarta rivoluzione industriale”. Non ci sono dubbi sul senso di questo titolo: si tratta di governare, controllare e indirizzare lo sviluppo del Pianeta. In pratica come continuare a detenere il potere.
La vastità di questo potere è ancora più esplicito quando si legge, sul loro sito, quanto ha detto il professor Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef: «la quarta rivoluzione industriale si riferisce alla combinazione di tecnologie dei mondi fisico, digitale e biologico che sta creando nuove funzionalità con un impatto drammatico sui sistemi politici, sociali ed economici».
Il Forum tra l’altro ha pubblicato il Rapporto Global Risk 2015 che mette sotto analisi gli impatti che potrebbero esserci nel mondo a causa di 28 rischi globali di natura ambientale, economica, geopolitica, sociale e tecnologica. Le sfide più critiche del momento come la sicurezza, il cambiamento climatico, il prezzo delle materie prime e la “nuova normalità” della crescita avranno attenzione specifica.
Quella normalità sembra sinistra. Penserei di leggerla come precarizzazione della società, concorrenza spietata, diritti asserviti alle leggi del profitto, indebitamento diffuso. Ma non per eliminarli ma per trovare il modo come governarli e tenendo sotto controllo le masse sempre più ampie di popolazioni che non accedono alle risorse.

Quali saranno i contenuti dettagliati, e non le dichiarazioni di rito davanti alle telecamere di tutto il mondo? Non è dato saperlo perché le riunioni si svolgono a porte chiuse e gli unici giornalisti ammessi sono quelli che appartengono al loro mondo e che parteciperanno alla determinazione dei destini del mondo. Possiamo intuire invece l’obbiettivo finale: profitti e potere. Non più sana contabilità: profitti e perdite. Queste ultime vanno socializzate.

Chi vi partecipa? Vengono invitati elementi di spicco e ritenuti in grado di contribuire a governare il mondo appartenenti al mondo religioso, sportivo, delle spettacolo, della scienza, delle ONG,  delle istituzioni politiche ma soprattutto che tira le fila sono le multinazionali con oltre cinque miliardi di dollari di fatturato.
A co-presiedere il Forum quest’anno troveremo: Mary Barra, presidente e amministratore delegato di  General Motors Company; Sharan Burrow, segretario generale della International Trade Union Confederation (ITUC); Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft Corporation; Hiroaki Nakanishi, presidente e amministratore delegato di  Hitachi; Tidjane Thiam, amministratore delegato di Credit Suisse; Amira Yahyaoui, fondatrice, dell’associazione Al Bawsala and Global Shaper.
Ovviamente ci saranno i leader del G20 e altri capi di stato e di governo e comunque il grosso della forza pensante sono gli oltre 1.500 business leaders delle 1.000 aziende, lo ripeto con almeno 5 miliardi fatturato, parte del Forum.
Dal loro sito si possono anche leggere i nomi degli oltre cento partner strategici. Si va da banche (Bank of America, Deutsche Bank…), alle società di consulenza (A.T.Kearney, The Boston Consoulting Group, McKinsey & Company,…) alle industrie automobilistiche (Renault-Nissan Alliance, Volkswagen AG, General Motors) alle multinazionali dell’alimentare (The Coca-Cola Company, Nestlé, PepsiCo), alle aziende farmaceutiche (Novartis) ai colossi del web (Facebook, Google). Tra i partner ci sono corporation africane (African Rainbow Minerals Limited, compagnia mineraria del Sudafrica), del Medio Oriente (The Bahrain Economic Development Board un’agenzia pubblica nata per attrarre investimenti, Saudi Basic Industries Corporation, nel settore della chimica),  asiatiche (ArcelorMittal, colosso dell’acciaio e del minerario, Huawei società cinese nell’Information Communications Tecnology) russe (LUKOIL, gas e petrolio)…

A Davos dal 20 al 23 gennaio i responsabili di aziende insieme a politici e personaggi di rilievo in molti altri campi discuteranno e magari prenderanno impegni comuni per gestire molti aspetti della vita sul pianeta in maniera del tutto oscura, in assenza di qualsiasi tipo di investitura democratica e con l’aggravante che molti di loro, aziende in testa, sono responsabili di quei rischi di cui si parla nel Rapporto del Forum.
Pasquale Esposito

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