Woven Hand. Ten Stones. Suoni duri e voce intensa per un romanzo americano intriso di religiosità

Woven Hand Ten Stones
history 5 minuti di lettura

Nell’introdurre l’ultimo lavoro di David Eugene Edwards vengono spontanee, per contrasto, l’ennesimo fenomeno musicale dei nostri giorni. I Jonas Brothers che sembrano far impazzire una parte delle giovani generazioni nate intorno alla tv e ai progetti studiati a tavolino [1] come in questo caso dalla Disney. Il contrasto è nella spiritualità densa, vissuta, raccontata e cantata contro quella modaiola, da coomunity web 2.0 con al dito il “purity ring” a rappresentare la castità. Il contrasto è in quel volto denso vibrante di emozioni e di storie vissute dentro e di cui non c’è traccia nella copertina del cd, contro il pallore di sorrisi accattivanti di storie che dovranno essere ancora vissute.
Woven Hand Ten StonesWoven Hand (Mani Giunte) è il progetto di David Eugene Edwards – figlio di un pastore nazareno che lo portava ai funerali – dopo la scissione con il resto della band precedente 16 Horsepower i cui componenti si erano <<scocciati di sentirsi sempre fare domande sulla religione e sulla spiritualità>>, mentre lui continua a dichiarare di non voler separare l’essere musicista dall’essere cristiano [2].
Le sue canzoni parlano spesso della sua vita con sincerità disarmante a comporre quello che qualcuno ha definito un romanzo americano classico [3] ed è lo stesso Edwards a ricordare che Cormack MacCarthy con le sue <<immagini, le sue atmosfere  sono state un’ispirazione immensa per la mia musica>> [4].

Dal punto di vista del suono il quinto cd si presenta come quello di una band, più pesante, elettrico, di quanto non siano stati i precedenti anche perché, per sua ammissione, componendo ha ascoltato musica con forza straordinaria come quella del gruppo OM.
Anche la personalità dei componenti del gruppo deve aver inciso come spesso sostenuto dai recensori e cioè Pascal Humbert al contrabbasso (16 Horsepower), Emil Nikolaisen (Serena Maneesh) e Daniel Smith (Danielson).

Su questo cambio di potenza rispetto al passato insiste Brunetti sottolineando appunto la presenza di strumentisti che fanno la loro parte. Pur collocandolo sull’onda della sua storia con il <<folk appalacchiano, il blues, il gospel>> come in Kingdom Of Ice o in Horsetail, il suono elettrico ed <<intrinsecamente rock>> è ben presente fin dall’iniziale The Beautifull Axe o dai pezzi <<duri e fulminanti come Kicking Bird o White Knuckle Grip, con il suo riff di bandeon incalzante>>. Citazioni anche per His Loyal Love, Iron Feather e Not One Stone con suoni che <<in qualche cosa rimanda ai migliori Cure>> [5].

Le accelerazioni sonore sono un tema anche per Testani che fanno considerare, per la forza, Ten Stones ad alcuni momenti dei vecchi 16 Horsepower. Con l’apporto significativo di <<cervelli affini>> in Cahawkin Road il folk si fa <<spesso>>, in Horsetail <<il gospel si incendia>> e in Not One Stone <<il crepuscolo western si sgrana in mille schegge impazzite>>. Senza essere mai troppo rassicurante con questo impatto sonoro sembra inondarci di energia vitale provando ad <<aprirsi una nuova strada verso il futuro>>. Passato tradizione e slancio integro per la sua storia musicale [6].

<<Metamorfosi nella continuità>> sono le prime due parole della recensione di Turra: i temi eterni della spiritualità e le note con le sue evoluzioni. Con la musica inglese primi anni ’80 a dare manforte alla <<new wave post pischicedelica>> o per fondere il gotico americano con quello inglese. Sempre alla ricerca di sé con soluzioni che in alcuni momenti riprendendo la tradizione di icone della storia musicale . Per White Knuckle Grip parla di un blues <<invasato metà Jim Morrison e metà Grant Lee Philips>>, mentre His Loyal Love si <<poggia rifrazioni shoegaze su una rabbrividente melodia folk>>. O la cover di Jobim Quiet Nights Of Quiet Stars sembra <<eseguita da dei Black Heart Procession vicini più del solito ai Tuxedomoon>> [7].

Un disco di canzoni rock con suoni compatti e squadrati con una dose significativa di elettricità forse a rappresentare il progetto iniziale: <<unire il fango della musica antica degli Stati Uniti con il metallo del dopo punk metropolitano>>. Sideri sembra suggerirci che per quanto diversi i generi sono simili perché <<furiose>> e assecondano testi e voce di Edwards dandone una notevole compattezza e fluidità nello scorrere dell’album del quale, quindi, ha poco senso citare dei brani. Qualche opacità per questa eccellente prova potrebbero essere, per chi mastica poco la lingua,  le <<riflessioni religiose e intransigenti>> [8].

In chiusura Pascale di Woven Hand scrive di uno dei progetti più <<emozionanti dell’indie alternative country rock>> e se non ha lo spazio che merita è semplicemente l’aver davanti più d’uno che si è già posizionato. Non manca l’accostamento nei momenti migliori a Jim Morrison e nei peggiori a Jim Kerr dei Simple Minds. Con questi riferimenti il disco come altri continua a carpire i segreti americani soprattutto di quella parte che non sogna e non ha più speranze [9]. Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: rock
Woven Hand
Ten Stones
etichetta: Sounds Familyre
data di pubblicazione: settembre 2008
brani: 11
durata: 41:30
cd: singolo

[1] Giuseppe Videtti, “Jonas Brothers Purezza e castità uguale rock alla camomilla”, La Repubblica, 6 ottobre 2008, pag. 38
[2] Marco Sideri, “Non è un paese per giovani” intervista con David Eugene Edwards, di Marco Sideri, UP., settembre 2008, pag. 34-35.
[3] Giancarlo Turra, “Realising my religion”, Sentireascoltare, settembre 2008, pag. 20; l’articolo presenta la sua storia discografica dagli esordi
[4] Marco Sideri, “Non è un paese per giovani”, idem pag. 35
[5] Lino Brunetti, Buscadero, settembre 2008, pagg. 72-73
[6] Gianluca Testani, Il Mucchio Selvaggio, settembre 2008, pag. 86
[7] Giancarlo Turra, Sentireascoltare, settembre 2008, pag. 48
[8] Marco Sideri, BLOW UP., settembre 2008, pag. 89
[9] Ernesto De Pascale,  Rolling Stone, settembre 2008, pag. 156

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article