XXY. Maestria e delicatezza alla scoperta della sessualità

XXY Lucía Puenzo
history 3 minuti di lettura

Sono un paio di tette o un pene a fare donna o uomo? È con il corpo che si paga l’identità?
Quando un film suscita interrogativi è sempre buon segno.
XXY è un film breve e intenso. La fine del primo tempo (eh si, purtroppo si era in un cinema che conserva la violenza dell’intervallo) arriva quando ancora stai lì, rapito dallo sguardo e dal corpo androgino di Alex.
Alex ha 15 anni ed è un ermafrodito, ha genitali maschili e femminili insieme. I genitori sono combattuti tra la possibilità di far “normalizzare” il corpo, e conseguentemente sperano la vita, della figlia (invitano un chirurgo con moglie e figlio al seguito affinché studi il caso) o quella di lasciarle la libertà di essere quello che sente.
La critica tutta riconosce al film d’esordio di Lucia Puenzo la capacità di toccare con maestria e delicatezza un argomento complesso come la scoperta della sessualità e il rapporto con il mondo di un “diverso” [1], una regia umile e ambiziosa, senza paura di scene difficili [2], un lavoro illuminato da inquadrature e tagli fotografici obliqui degni di un autore di navigata esperienza [3].
Il tema e la regia sono quindi promossi a pieni voti. I limiti del film invece si ravvisano nella definizione di alcuni personaggi e in alcune forzature narrative. Secondo Escobar non si comprende il senso profondo di Ramiro (German Palacios) e della moglie Erika (Carolina Pelereti). Che lui sia un chirurgo plastico, e che possa intervenire sul corpo di Alex, non ne giustifica il ruolo. O almeno lo giustifica solo tecnicamente. Per il resto, cioè per espressività e per poeticità, Ramiro resta estraneo al racconto [4]. Inoltre, difficile tenersene alla larga quando si tratta di questi argomenti, non mancano certe sottolineature per forzare le situazioni e le posizioni dei personaggi: dall’esasperato cinismo del chirurgo, alla professione di biologo del padre di Alex, tollerante e affascinato da tutte le specie, fino al sensazionalismo della violenza dei coetanei forse un po’ troppo sopra le righe.

Il film potrebbe essere la storia di un adolescente dei nostri giorni. I 15 anni di Alex sono fatti di maglioni ampi, con maniche troppo lunghe che coprono le mani, di cappucci che nascondono la testa, di pantaloni che celano un corpo in formazione. Certo il corpo di Alex è eccezionale, ma la sua confusione in fondo non è altro che l’apoteosi delle difficoltà che ogni adolescente affronta nel maturare e definirsi sessualmente. La sessualità di Alex è una metafora paradossalmente naturale dell’ambiguità che alberga dentro ognuno di noi, specie in un’età di passaggio come l’adolescenza [5].
Ma non sarebbe generoso fermarsi a questa sola lettura del film. Si deve scendere di un gradino e considerare a livello sociale gli sguardi della gente del paesino uruguayano, le aggressioni fisiche e verbali che Alex subisce. Il suo corpo ha conseguenze sociali. Questo è quello che offre oggi la società a chi è in qualche modo diverso, sembra suggerirci la Puenzo.
Qualche tempo fa, ascoltando un’intervista a Vladimir Luxuria, forse in tv o alla radio non ricordo, mi colpì un suo pensiero: il sesso ha agli estremi il maschio e la femmina, al centro infinite possibilità.
La voce di speranza che sembra dare il film nel finale (Alex sceglie di non diventare altro da sé) è che le possibilità di cui parla Luxuria possano essere scelte libere della persona e, aggiungiamo, possano diventare diritti socialmente riconosciuti e tutelati.
E’ con questa speranza che mi rispondo agli interrogativi iniziali.

Roma, Maestoso, 11 luglio 2007 – ultimo spettacolo

Da mandare a memoria: il corpo disteso di Alex che è suolo di passeggiata per un ramarro

Cecilia Laremi

Titolo originale: XXY
Nazione: Argentina / Francia / Spagna
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 91′
Regia: Lucía Puenzo
Sceneggiatura: Lucía Puenzo, da un racconto di Sergio Bizzio
Fotografia: Natasha Braier
Montaggio: Alex Zito
Musica: Andrés Goldstein, Daniel Tarrab
Interpreti: Inès Efron, Ricardo Darín, Valeria Berticcelli, Germán Palacios, Carolina Pelereti, Martín Piroyanski
Produzione: Historias Cinematograficas Cinemania, Pyramide Films, Wanda Visión
Distribuzione: Teodora Film

[1] Roberto Silvestri – Il Manifesto, 22 giugno 2007
[2] Boris Sollazzo – Rolling Stone, luglio 2007
[3] Anna Maria Pasetti – www.icine.it, 20 giugno 2007
[4] Roberto Escobar – il Sole 24 Ore, 8 luglio 2007
[5] Fabio Ferzetti – Il Messaggero, 22 giugno 2007

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: