Yale Epstein a Napoli. Un viaggio nell’arte del paesaggio.

AICA Andrea Ingenito Contemporary Art
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Si conclude oggi la mostra “Yale Epstein a Napoli”, la personale dell’artista statunitense inaugurata circa un mese fa e curata dalla galleria napoletana AICA/Andrea Ingenito Contemporary Art. L’esposizione nasce all’interno di un progetto più vasto ideato dal curatore e dall’artista, che comprende la nuova serie di lavori fotografici di Epstein, esposti lo scorso aprile alla Albert Shahinian Fine Art Gallery di New York e che, prossimamente, farà tappa al Museo Diocesano di Gaeta.
Inoltre, l’artista ha presentato in esclusiva una preziosa edizione di incisioni, realizzate con il celebre laboratorio di Vittorio Avella, frutto del viaggio in Italia che nel 2012 lo ha condotto a Napoli.
Infatti, il titolo della mostra – “Yale Epstein a Napoli” – sottolinea la prima volta dell’artista nel capoluogo campano e le influenze che la città, i suoi colori e la sua cultura hanno esercitato sui suoi lavori. Abile pittore, grafico e fotografo, l’artista-artigiano Epstein conferisce alla propria arte un’impronta multiforme; trenta sono state le opere selezionate per l’esposizione: dagli storici dipinti della serie Landscapes, alle stampe e alle incisioni, fino alle più contemporanee ed innovative fotocomposizioni.
I paesaggi – in maggioranza tramonti – sono caratterizzati da un’intensa vivacità cromatica e, allo stesso tempo, da una consistenza eterea, quasi spettrale; effetto che l’artista ottiene grazie alle particolari tecniche con le quali li realizza: «I miei quadri spesso iniziano direttamente sulla tela, o come sovrapposizioni di monoprints trasparenti a base di lastre di metallo o plexiglass sulle mie stampe e incisioni. A questi posso aggiungere lavaggi sciolti di olio, colori acrilici, o strati di pastello. Forme e impressioni emergono.
Nello sviluppare ulteriormente il lavoro, posso incorporare pigmenti asciutti, inchiostri, cere, coloranti, collage, polvere di marmo, grafite, matite colorate, aggiungendo colore più trasparente o opaco, o qualsiasi altra cosa il pezzo sembra stia chiedendo. Userò le mie dita, così come i pennelli e altri strumenti utili al processo. Posso finire il lavoro con cera o vernice».

Yale Epstein Warm sunset
Yale Epstein. Warm sunset
La miscela di tutti questi elementi, in particolare, i pastelli con la polvere di marmo, dona all’immagine una diversa granatura, una maggiore lucentezza (Farm sunset, Warm sunset). Il primato, dunque, spetta al colore, e al rapporto sensoriale che si viene a creare tra l’oggetto a cui esso dà forma e lo spettatore.
Le opere pittoriche di Epstein rappresentano un’attenta riflessione sulla natura, allo stesso tempo spirituale ed empirica, mediata dall’amore per il paesaggio. Cieli, riflessi d’acqua, tramonti, alberi si materializzano sulla tela e contemporaneamente se ne distaccano, elevandosi, da meri oggetti sensibili a elementi di una nuova dimensione poetica ed estetica.
Ai già noti Paesaggi, la mostra ha affiancato la nuovissima serie di fotocomposizioni – lavori già esposti in importanti musei e gallerie del mondo -, il Re-imaging: scatti provenienti da luoghi differenti, realizzati in serie e poi assemblati all’interno di un collage fino a costituire una nuova immagine complessiva. Re-imaging, immaginare di nuovo, svincolare l’oggetto dal suo ruolo consueto e dal suo significato originale per ricontestualizzarlo, inserendolo in un quadro più vasto e aperto alle più diversificate letture ed interpretazioni.
«Il mio obiettivo è quello di promuovere l’effetto emotivo evidenziando le caratteristiche in comune tra i diversi soggetti presenti nelle singole fotografie, che sono state realizzate durante decenni di lunghi viaggi. Si verificano cambiamenti pieni di significato quando la fotografia originale “rinasce” come parte di un soggetto più grande, piuttosto che rimanere soltanto un’immagine autoreferenziale». I singoli frammenti fotografici, pur restando riconoscibili nel dettaglio, contribuiscono alla creazione finale dell’opera attraverso effetti ottici complessi, dalle forti sfumature cromatiche e spesso volutamente disturbanti.

Yale Epstein Farm sunset
Yale Epstein. Farm sunset
Così, elementi di architettura contemporanea condividono lo spazio con strutture costruite da centinaia di anni, separate anche geograficamente e questi elementi, a turno, sono accoppiati con esseri umani ugualmente opposti tra loro; allo stesso modo, simboli religiosi si oppongono a graffiti laici di diversi paesi (re-imaging#20; re-imaging#17).
Il forte impatto visivo di tali sperimentazioni scaturisce da immagini che, nella loro ironica dissonanza, risultano – paradossalmente – anche complementari e armoniche. Diventano dei veri e propri oggetti di design, dalla decisa connotazione estetica e funzionali allo scenario artistico complessivo.
L’universo che ne scaturisce non è altro che la mise en scène di tutto ciò che è stato accanto a ciò che è; compresenza di passato e presente, che s’influenzano reciprocamente arricchendo i soggetti dei rispettivi mondi di significati che singolarmente non avrebbero acquisito.
L’approccio artistico di Epstein alla creazione coinvolge – dunque – la memoria, l’immaginazione e il rapporto tra il passato e il mondo contemporaneo, ed è finalizzato alla ricerca di un equilibrio tra la propria emotività interiore ed il legame con il pubblico.
«L’esperienza personale degli spettatori determinerà il grado di capacità di percepire ciò che potrebbe essere lì per loro […] Il risultato, si spera, sarà che la percezione interna dell’affascinante insieme di varietà di culture e la toccante e spesso sorprendente comunanza tra i contesti culturali possa evolversi nell’intimo di quelli che osservano l’opera».
Angelica Falcone

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