Yemen: è sempre più guerra nell’inerzia generale

Yemen bandiera
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Una delle tante guerre dimenticate o nascoste, quella dello Yemen ci tocca particolarmente da vicino. Il motivo sta nelle armi che l’Italia vende all’Arabia Saudita, capofila della coalizione che combatte i ribelli Houti che, nel 2015, presero il controllo di una larga zona ad ovest compresa la capitale Sanaa e costrinsero il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi alla fuga.

La legge 185/90 disciplina la produzione di armi in Italia vietandone la vendita a paesi in conflitto e obbligando all’autorizzazione del Ministro degli esteri per qualsiasi movimento in Italia ma sembra che non venga sempre rispettata. Anzi.
Nello stabilimento della Rwm, tra i comuni di Iglesias e Domusnovas, «vengono prodotte bombe come la Mk82, tristemente nota per essere usata dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, che ha provocato quella che è stata definita dall’Onu “la più grave catastrofe umanitaria mondiale dal 1946 ad oggi”. […] Sono degli ultimi mesi le richieste della Rwm al Comune di Iglesias per l’autorizzazione alla realizzazione di un Campo Prove per testate di scoppio e l’allestimento di un capannone nella zona industriale di Sa Stoia per lo stoccaggio di materiali infiammabili», come scrivono Fofi e Villa» [1].

Ma nessuno ha mosso un dito in questi anni. Anzi. E non è solo l’Italia perché «a fianco dei sauditi ci sono i militari americani e di diversi paesi europei come il Regno Unito e la Francia, per i quali il principe eriditario saudita Mohammad bin Salman rappresenta dei clienti migliori. Purtroppo il principe è anche un partner per le Nazioni unite, che non hanno autorizzato questa guerra non hanno la volontà politica di fermare l’aggressione dei sauditi, i cui petrodollari servono a pagare i salari dei dipendenti dell’Onu» [2].

L’escalation della guerra nello Yemen è dovuto all’attacco della città portuale di Hodeidah con la conquista dell’aeroporto da parte della coalizione saudita. Il porto è ancora nelle mani dei ribelli e la sua rilevanza strategica è dovuta al fatto che è uno dei più importanti del paese ed è il punto di smistamento di alimenti e altri beni necessari alla sopravvivenza della popolazione. Da anni gli yemeniti sono in emergenza umanitaria provocata dalla guerra e dal blocco saudita che impedisce l’arrivo degli aiuti.

Tutti i negoziati per un cessate il fuoco sono falliti e non poteva essere altrimenti se l’Occidente è appiattito sulle posizioni saudite che «hanno lanciato un ultimatum alle milizie Houthi: resa incondizionata, consegna delle armi, e ritiro da Hodeidah. A oltre tre anni dall’inizio della guerra infatti tre yemeniti su quattro (circa ventidue milioni di persone) hanno immediato bisogno di assistenza umanitaria e più di otto milioni di persone non sanno da dove arriverà il loro prossimo pasto. Documenta un recente rapporto di Oxfam» [3].
Pasquale Esposito

[1] Goffredo Fofi e Nicola Villa, “Fabbrica di bombe in Sardegna”, http://sbilanciamoci.info, 8 giugno 2018
[2] Farian Sabahi, “È allarme Yemen”, il manifesto, 16 giugno 2018, pag. 8
[3] Umberto De Giovannangeli, “Apocalisse Yemen: l’omertà dell’Occidente, le promesse dei 5Stelle”, https://www.huffingtonpost.it/, 18 giugno 2018

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