Yemen: la guerra dimenticata

Yemen
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Il Consiglio di cooperazione degli Stati del golfo Persico che raduna Arabia Saudita, Oman, Qatar, Kuwait Emirati Arabi Uniti e Bahrein aveva invitato le parti in guerra nello Yemen a Riyadh per negoziare la fine delle ostilità. I ribelli Houthi hanno respinto Riyad – la capitale dell’Arabia Saudita – perché non neutrale, essendo la capitale del paese che guida la coalizione che combatte contro di loro. I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, sembrerebbero disposti ad accettare come sede degli incontri anche l’Oman o il Kuwait dove si svolsero i colloqui di pace nel 2015.
Se da una parte l’Iran in un periodo in cui c’è una grande attenzione alla guerra in Ucraina ha interesse ad abbassare le tensioni con le nazioni del Golfo e magari chiudere positivamente il negoziato sul nucleare con gli USA, dall’atra le frizioni con Riyad restano alte perché dopo le esecuzioni di massa dei giorni scorsi in Arabia Saudita, Teheran ha sospeso i colloqui in corso per abbassare il livello di scontro in un’area dove si combattono per procura [1].

Quella dello Yemen è una guerra dimenticata, una guerra di sofferenze atroci che vanno avanti ininterrottamente da anni. Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) dice che “da una prospettiva occidentale, il conflitto in Yemen è stato e purtroppo continua ad essere considerato periferico, marginale. Dimenticato perché non viene considerato strategico. Per le potenze regionali, penso all’Arabia Saudita, all’Iran, agli Emirati Arabi, questo è un conflitto che invece può ridisegnare gli equilibri di sicurezza dell’area del Golfo” [2].

Questa guerra ha prodotto una delle peggiori catastrofi umanitarie degli ultimi decenni. I rappresentanti dell’ONU ci ricordano che in Yemen “l’insicurezza alimentare acuta e la malnutrizione stanno peggiorando. Oltre alla quota dei 17,4 milioni di yemeniti che non hanno regolare accesso al cibo stimate a gennaio, le proiezioni indicano che questo numero crescerà fino a 19 milioni entro giugno. La maggiore preoccupazione riguarda le 31mila persone che attualmente affrontano livelli di fame estrema. Non solo: si prevede che circa 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni, compresi 538.000 gravemente malnutriti, soffriranno quest’anno di malnutrizione acuta” [3]. Sono state uccise, direttamente e indirettamente, a causa della guerra centinaia di migliaia di persone e ci sono milioni di sfollati. Per fronteggiare quest’immane tragedia, secondo l’ONU, occorrerebbero 4,27 miliardi di dollari per aiutare gli oltre 17 milioni di yemeniti, ma alla conferenza dello scoro 16 marzo a Ginevra sono stati raccolti solo 1,3 miliardi di dollari [4].

La guerra iniziò nella primavera del 2015 quando l’Arabia Saudita a capo della coalizione (Emirato Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Qatar, Egitto, Marocco, Giordania e Senegal) mettendosi fianco del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, iniziò a bombardare i territori occupati dai ribelli Houthi che avevano conquistato il potere a Sana’a. In effetti la genesi del conflitto è nelle contraddizioni, crisi e scontri armati da quando nel 1990 si riunificarono nord e sud del paese. Attualmente la guerra coinvolge le parti in conflitto diverse aree del paese (in particolare a Shabwa e a Marib) e c’è stato anche un attacco negli Emirati Arabi Uniti, mentre l’accesso aereo e marittimo allo Yemen è controllato dai sauditi con i suoi alleati.
Pasquale Esposito

[1] Iran suspends talks with Saudi, slams Riyadh’s executions, 13 marzo 2022
[2] Non dimentichiamo la guerra in Yemen, 17 marzo 2022
[3] La svolta. Yemen, dopo 7 anni i filoiraniani aprono a colloqui indiretti con l’Arabia, 17 marzo 2022
[4] UN aid drive to avert Yemen catastrophe falls far short, 16 marzo 2022

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