Yemen. Un’altra guerra dimenticata per interessi economici e strategici

Yemen bandiera
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Una nuova strage perpetrata dai bombardamenti degli aerei sauditi che hanno colpito l’ospedale di Medici Senza Frontiere, nel nord-ovest dello Yemen, in un’area controllata dai ribelli sciiti Houthi [1]. E sono ripresi anche gli scontri tra le parti.
Mentre i media internazionali si svegliano, lo sarà per poco, dal torpore per segnalare la violenza di quest’altra guerra dimenticata, MSF dopo aver curato nella clinica 4.611 malati ha «deciso di evacuare il proprio staff dagli ospedali che supporta nei governatorati di Saada e Hajjah in Yemen settentrionale […]. Negli ultimi 8 mesi, MSF ha incontrato esponenti di alto livello della coalizione a guida saudita in due occasioni a Riyadh, per garantire l’assistenza umanitaria e medica per gli yemeniti e per chiedere garanzie che gli attacchi contro gli ospedali sarebbero cessati. Ma i bombardamenti aerei sono comunque continuati, nonostante MSF abbia sistematicamente condiviso con tutte le parti in conflitto le coordinate GPS degli ospedali in cui lavora» [2].

Di quest’altra guerra dimenticata non sembra interessarsi nessuno per avviare un percorso di pacificazione. Ovviamente nemmeno agli USA, al Regno Unito, Francia, e un po’ tutto l’occidente che vendono armi all’Arabia Saudita. Quest’ultima insieme ai suoi alleati trasgredisce da sempre le regole del diritto internazionale. Qualche mese fa il gruppo di esperti dell’ONU sullo Yemen in un suo documento registrava  l’uso di munizioni a grappolo, di bombardamenti su quartieri residenziali come se fossero obbiettivi militari e sui «campi per sfollati interni e dei rifugiati; raduni civili, compresi i matrimoni; sui veicoli civili, sugli autobus, sulle strutture mediche, le scuole, le moschee, i mercati, […]» [3].

Dopo più di 500 giorni di guerra si contano quasi 10mila morti, 2,8 milioni di sfollati, 20 milioni di persone, la quasi totalità della popolazione yemenita, sull’orlo di una immane catastrofe umanitaria. E questo si innesta sul paese più povero di tutto il Medio Oriente.
Gli oltre cinquecento giorni partono dalla notte  tra il 25 e il 26 marzo del 2015 quando iniziarono i bombardamenti degli alleati del Golfo, ma la storia della guerra affonda le radici, senza voler tornare troppo indietro nel tempo, alla primavera araba che aveva visto lo Yemen coinvolto. Tra le riforme mancate del presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi, succeduto alla trentennale presidenza di Ali Abdullah Saleh spinto a lasciare dall’Arabia Saudita, e le spinte autonomiste degli Houthi, appoggiati dall’Iran, il paese ha visto crescere la crisi.
Agli inizi del 2014 il governo appronta un piano di riforme che porterebbero la nazione a diventare una repubblica federale, ma non si arriva a nessuna conclusione e quando l’esecutivo decide di tagliare i sussidi ai beni di prima necessita, all’energia elettrica e alla benzina gli Houthi alzano il tiro occupando aree della capitale Sana’a e di altre città. A febbraio 2015 si trova anche un accordo di pace tra il presidente yemenita e i gruppi sciiti con l’obbiettivo di formare un governo di unità nazionale. Ma la situazione sul terreno resta sempre critica e si registra anche l’entrata del terrorismo dello Stato islamico e successivamente l’avanzata degli sciiti nel sud al confine con l’Arabia Saudita che guidando una coalizione degli Stati del Golfo insieme alla Giordania, all’Egitto, al Marocco e al Sudan  decidono di intervenire pesantemente nel conflitto.  mettendosi alla guida di una coalizione di cui fanno parte gli Stati del Golfo (Bahrain, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti), la Giordania, l’Egitto, il Marocco e il Sudan . Inoltre il presidente Hadi nel marzo scorso ha dovuto abbandonare la capitale Sana’a, caduta sotto il controllo dei ribelli. E ora si trova ad Aden – da cui gli houthi si sono ritirati – nel Sud del Paese. L’obbiettivo è quello di rimettere a capo dello Stato il presidente Abdu Rabu Mansour, sostituendo l’ex presidente Ali Abdullah Saleh che con le sue milizie ma soprattutto con le formazioni houthi sostenute dall’Iran controlla la capitale.
Questa una breve e semplificata cronistoria. Di fatto sulla pelle delle popolazioni si combatte per interessi strategici nell’area. In particolare «la guerra in Yemen è oggi, insieme a quella in Siria, lo specchio di uno scontro più grande: la sfida per il controllo regionale tra la monarchia sunnita e l’Iran sciita. Riad è ossessionata dall’Iran, da quella che considera l’aspirazione di Teheran a creare un nuovo Impero Persiano, ed è determinata a riaffermare il proprio ruolo di leadership nel mondo musulmano sunnita. Nonostante alcune riserve occidentali sull’effettiva portata dell’appoggio iraniano agli houthi in Yemen, Riad non ha dubbi che il rivale voglia usarli come milizia ai propri confini proprio come ha fatto con altri gruppi in Libano, Iraq, Siria» [4].
In questo scenario la «Russia appoggia, anche in Yemen, il fronte sciita sostenuto dall’Iran, come già in Siria e in Iraq, nel quadro della sua rinnovata politica d’influenza in Medio Oriente. Mosca ha appena posto il veto alla risoluzione Onu che intendeva condannare il ‘comitato politico’ istituito dai miliziani sciiti. L’interesse nazionale degli Stati Uniti in Yemen è la lotta alle formazioni jihadiste, ovvero al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) e la provincia locale del cosiddetto Stato Islamico: ma lasciando il ‘dossier Yemen’ nelle sole mani dell’alleato saudita, Washington ha indirettamente contribuito all’indebolimento del governo legittimo e dunque all’espansione territoriale jihadista, con Aqap che è arrivata a controllare alcune città strategiche nel Sud. È sintomatico che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti abbiano iniziato da qualche mese a bombardare, in maniera inedita, postazioni e campi d’addestramento jihadisti lungo le coste meridionali» [5].
In effetti come in tutte le situazioni di crisi, conflitti e guerre il terrorismo approfitta per crescere facendo proseliti, in ogni maniera, conquistando territori e comunità.  E questa è un’altra situazione che fa comprendere quanto i miliardi di dollari incassati per la vendita di armi sia una ragione importante per poter mettere da parte terrorismo, pace e sviluppo. E così l’incapacità di Riyadh, in questi cinquecento giorni, di vincere  sul terreno,  nonostante l’impiego massivo di armi anche tecnologicamente avanzate, potrebbe favorire ulteriormente il mercato degli armamenti con l’aggravante (o un obbiettivo americano che gradirebbe meno finanziamenti al terrorismo?) di indebolire la monarchia Saud che fino a dicembre scorso aveva già sottratto al bilancio statale, secondo il Ministero dell’Economia saudita, 5,3 miliardi di dollari[6]. E così «il sogno di re Salman della guerra lampo si sta gradualmente trasformando in un incubo, anche dal punto di vista economico. Il mese scorso il Gran Mufti e principale esponente religioso del regno Abdul Aziz a-Sheikh ha invitato aziende private, banche e imprese a donare fondi per contribuire a sostenere le famiglie dei soldati uccisi in guerra e garantire ai bambini dei “martiri” l’insegnamento gratuito. Ha anche fatto appello per donazioni in aiuto delle città di confine sotto attacco» [7].
Un coacervo di interessi interni e internazionali che non lasciamo molte speranze alla pace.
Pasquale Esposito

[1] “Chi sono gli houthi”, http://www.tpi.it/mondo/yemen/chi-sono-gli-houthi, 13 agosto 2016
[2] “MSF costretta a evacuare il proprio staff da sei ospedali in Yemen settentrionale”, https://web.archive.org/web/20170623113459/http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/news/msf-costretta-evacuare-il-proprio-staff-da-sei-ospedali-yemen-settentrionale, 18 agosto 2016
[3] “Yemen, dove la guerra non finisce perché è un affare troppo grande per lo smercio di armi”, http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2016/03/22/news/yemen-136071954/, 22 marzo 2016
[4] Viviana Mazza, “Gli appetiti di Riad”, http://www.corriere.it/reportages/esteri/2016/yemen-una-guerra-dimenticata/, 22 marzo 2016
[5] Eleonora Ardemagni, “Yemen prigioniero dei fallimenti”, http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/YEMEN-PRIGIONIERO-DEI-FALLIMENTI-.aspx, 12 agosto 2016
[6]  Chiara Cruciati, “Yemen. Armi americane ai sauditi, pioggia di bombe a Sana’a”, http://nena-news.it/yemen-armi-americane-ai-sauditi-pioggia-di-bombe-a-sanaa/, 12 agosto 2016 ripreso da il manifesto
[7] Michele Giorgio, “I Saud, tra al Qaeda e il Vietnam yemenita”, http://ilmanifesto.info/i-saud-tra-al-qaeda-e-il-vietnam-yemenita/, 19 agosto 2016

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