Yo La Tengo. Popular Songs. In viaggio nella musica americana

Yo La Tengo Popular Songs
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Popular Songs/Canzoni popolari è un titolo che potrebbe introdurre il senso dei brani di questa ennesima prova, ma anche di quanto fatto nella loro venticinquennale carriera. Da tempo sono un punto di riferimento del rock alternativo, in particolare americano, e questo lavoro ne sembra essere la riconferma.

Ira Kaplan e sua moglie Georgia Hubley insieme a James McNew riescono a darci un ben orchestrato melting pot di generi musicali, come è nella loro tradizione, fin da quel lontano 1984 (Hoboken, New Jersey) anno di fondazione della band. E si inerpicano in soluzioni che spesso hanno fuso le esigenze/pretese dei critici con quelle del pubblico di appassionati. Non dimentichiamo che Kaplan era critico musicale per il New York Rocker.

Yo La Tengo Popular SongsPer Popular Songs l’accoglienza della critica anglosassone è mediamente positiva come si legge nella sintesi della rivista on line Metacritic. Stesso livello di giudizio si ritrova nelle recensioni italiane a cominciare da quella di Benigni che li vede rimanere indipendenti dalle mode a produrre un ottimo lavoro dove spiccano i brani più <<popolari>> rispetto alle <<divagazioni strumentali>> sul finire dell’album [1].

Anche Guglielmi ne tesse le lodi a conferma di una capacità, intatta nel tempo, di offrirci <<cocktail di influenze>> del pop-rock psichedelico. Gli appare meno di impatto e più calmo rispetto al passato con qualche strizzatina in più alla <<modernità>>, ma con canzoni sempre in grado di lasciare il segno [2].

Un’altra prova degna della loro fama di profondi conoscitori ed elaboratori di generi della musica moderna secondo Bertoncelli. Un gruppo di composizioni il cui tratto sonoro è l’orecchiabilità e la struttura è la sospensione tra <<il più fumoso dei sogni e la prosaica realtà>>. Tra i brani da segnalare le popolari Avalon Or Someone Very Similar e If It’s True, Buy Two’s <<tra i fumi di un misterioso mondo Radiohead>> e The Fireside <<velleitario affresco chitarristico alla maniera del giovane Crosby>> [3].

Lancia dopo averci ricordato che gli Yo La Tengo continuano a rappresentare un punto fermo della musica pop-rock degli ultimi decenni, si esprime positivamente per una <<classe cristallina>> ma non ne è <<travolto>>. Riescono a filtrare le influenze da ogni dove e darne un risultato originale. Buy Two’s può condurre l’ascoltatore in altre dimensioni, brani come Periodically Double Or Triple portano allegria e Here To Fall presenta il lato psichedelico. Le ultime tre canzoni mostrano i tre lati della <<psicologia>> del gruppo: More Stars Than There Are In Heaven una slow shoegaze, The Fireside impianto ambient e da colonna sonora e il noise di And The Glitter Is Gone [4].

Giudizio esaltante è quello di Ferreri che presenta l’album come lo svolgimento libero di un tema con oggetto gli ultimi cinquant’anni di musica americana. Uno svolgimento <<ricco di espedienti>> che avviene restando nell’alveo dei loro album precedenti e del loro stile senza mai cadere. Così per esempio Here To Fall e By Two’s rimandano a And Then Nothing Turn Itself Inside-out o If It’s True per lo <<strepitoso duetto dal sapore Motown>> e Periodically Double Or Triple ricordano Summer Sun. I tratti fondanti come la chitarra di Kaplan, le <<fragranze pop sixsties plasmate dalla sempre eterea voce di Georgia>> e il noise sono udibili sempre [5].

Bravi come al solito a creare canzoni popolari in grado di stimolare livelli di lettura più profondi. Anche per Caliri la qualità dell’opera resta alta. Pur in presenza di momenti autoreferenziali è indubbia la maestria nel dare tocchi di diversità a brani alla portata di tutti. Ne è un esempio il funk di Periodically Double Or Triple dove Kaplan <si avvicina addirittura alle avventure armoniche di Prince, ma sul finale emerge un divertissement arrangiativo che inserisce timidi coretti ritmici capaci di rendere eccezionale la chiusa>>. L’apice lo si coglie nelle ballate come When It’s Dark e nella <<delicatissima e memorabile>> I’m On My Way [6].

E veniamo a una delle voci fuori dal coro. Busi chiude la sua recensione scrivendo che i brani sono di buona fattura ma il tutto è <<assemblato in maniera confusa e che tranne qualche episodio, risulta monotono e non convince>>. Ancora una volta fanno bella mostra di sonorità di ogni genere dalla psichedelia di Fall a Avalone Or Someone Very Similar di stampo Belle And Sebastian, all’easy-listening di I’m On My Way, allo space rock stile Cocteau Twins di More Stars Than There Are In The Heaven o al noise di And The Glitter Is Gone [7]. Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

Yo La Tengo
Popular Songs
etichetta: Matador
data di pubblicazione: settembre 2009
brani: 12
cd: singolo

[1] Manlio Benigni, Rolling Stone, settembre 2009, pag. 165

[2] Federico Guglielmi, Il Mucchio Selvaggio, settembre 2009, pag. 78

[3] Riccardo Bertoncelli, Linus, ottobre 2009, pagg. 96-97

[4] Claudio Lancia, www.ondarock.it, 16 settembre 2009

[5] Stefano Ferreri, www.indie-rock.it, 30 ottobre 2009

[6] Gaspare Caliri, www.sentireascoltare.com, 11 settembre 2009

[7] Fabio Busi, www.rockshock.it, 2 ottobre 2009

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