Yoga. Non sono tutti uguali e la creatività aumenta

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Chi avvicinandosi per la prima volta al mondo dello yoga si è sentito un po’ spiazzato dalla molteplicità di scuole e stili differenti non si meravigli, anch’io dopo diciotto anni di pratica ininterrotta scopro sempre nuovi yoga, anzi mi sono accorto che ultimamente la creatività in questo ambito è diventata quasi endemica…
In questo breve articolo si tenta di far un po’ di luce su questo vasto e complesso mondo, partendo dal luogo dove tutto è iniziato: “l’India”.

In questo grande e misterioso paese lo Yoga è uno dei sei Darsana (sistemi di conoscenza) riconosciuti come ortodossi dall’induismo.
Il termine darsana deriva dal sanscrito e significa: visione, punto di vista, veduta, prospettiva.
I sei Darsana non sono in contraddizione o competizione tra di loro ma si completano a vicenda e fanno tutti riferimento all’unica dottrina contenuta nei “Veda”.
Lo yoga è, tra questi sei sistemi di conoscenza, tenuto in grande considerazione.
Il testo principale sono gli “Yoga Sutra” di Patanjali, come viene anche riportato nella “Storia della filosofia indiana” di G. Tucci eminente studioso della cultura indiana [1].
Gli altri 5 sistemi sono: Nyaya – Vaisesika – Samkhya – Mimansa e Vedanta.
Fatta questa prima importante classificazione si passa alla seconda che riguarda la differenziazione dello yoga a seconda delle tecniche adottate [2], queste possono essere: psicofisiche, devozionali, basate sui suoni, basate sul modo di agire,  basate sulla manipolazione di energie sottili ecc..
Facendo un elenco sicuramente incompleto abbiamo:
Laya yoga: simile allo Ha-tha yoga per quanto riguarda le posizioni ed i Mudra o gesti energetici, si differenzia di poco per le tecniche respiratorie.
Shiva yoga o Rajadhiraja yoga: tipo di yoga che si incentra principalmente sulla meditazione ed è rivolto solo a chi ha già fatto un lungo percorso spirituale che lo ha distaccato dal modo ordinario di vivere, in genere i praticanti vivono in eremitaggio.
Karma yoga:  ruota intorno all’idea di azione giusta. Per azione giusta non si intende conformità a dogmi morali e/o religiosi, ma si intende libertà dai legami ai frutti buoni o cattivi che un’azione pura può portare all’adepto. Si agisce in conformità con una volontà superiore, liberi da condizionamenti di qualunque tipo (testo fondamentale la “Bhagavad Gita”).
Jnana yoga: questo yoga utilizza la mente come uno strumento, partendo dal piano del mentale inferiore lentamente viene aumentata la consapevolezza fino al massimo livello, con l’obbiettivo del superamento del mentale stesso e quindi della reintegrazione spirituale.
Bhakti yoga: è questo lo yoga dell’amore devozionale verso il divino, amore dettato dalle ragioni del cuore e non della razionalità. Questo tipo di yoga utilizza anche formule ermetiche.
Mantra yoga: tipo di yoga che usa formule ermetiche, parole sacre, versetti espressi o visualizzati durante la meditazione al fine di raggiungere lo stato di liberazione.
Kundalini yoga: è questo il metodo di reintegrazione per mezzo del risveglio dell’energia avvolta (Kundalini). I testi che espongono questo sistema sono i Tantra.

Infine ma non ultimo abbiamo l’Ha-Tha Yoga è questo un sistema complesso che utilizza tecniche fisiche (posture o asana), tecniche respiratorie (pranayama), tecniche di manipolazione dell’energia (Mudra e Bandha) e tecniche di concentrazione e meditazione (Pratyara, dhyana, dharana e samadhi).
L’Ha-Tha yoga si può considerare il padre ed anche la madre di tutti gli yoga nati fuori dall’India, le sue tecniche posturali, di respirazione e concentrazione mentale hanno dato l’avvio, in tutto il mondo occidentale, ad un fiorire che non conosce autunno di nuovi yoga. Spesso, però, si differenziano solo di nome ma non di fatto.

L’Occidente con la sua creatività ha dato e dà degli spunti nuovi alla millenaria disciplina dello yoga, purtroppo però si è innescata anche una selvaggia competizione commerciale che produce nuovi stili al ritmo di una catena di montaggio.
Addirittura nel Nord america, secondo un articolo pubblicato da un noto quotidiano italiano [3] si sta tentando di mettere il copy-right su alcune tecniche di yoga… per fare un paragone è come se i norvegesi mettessero il copyright sulla pizza napoletana e le sue tecniche di produzione pretendendo poi i diritti economici e commerciali…. [4]
Se però si escludono questi eccessi ci sono scuole occidentali che hanno portato un grande contributo alla diffusione ed evoluzione dello yoga. Hanno adattato le antiche tecniche al nostro contesto frenetico ed hanno proposto validi miglioramenti.

Come ultimo fenomeno legato a questo fervore creativo c’è la nascita di alcuni sincretismi o fusioni tra Yoga ed altre discipline più o meno simili, di cui scriverò nei prossimi articoli.
L’elenco delle scuole extraindiane è lunghissimo e prima di affrontare, con altri scritti, gli approfondimenti necessari mi permetto di dare, a chi si avvicina a questa meravigliosa disciplina, qualche consiglio: verificare con attenzione la formazione dell’insegnante e gli effetti che la lezione proposta ha, sia a livello corporeo che mentale, se c’è sensazione generale di benessere e si percepisce un senso di armonia con l’insegnante ci sono ottime possibilità che sia la scuola giusta.

Roberto Rindone

[1] G. Tucci, “Storia della filosofia indiana”, Ed. TEA  9 ristampa 1996, pag. 77.
[2] Si parla sempre di yoga in India.
[3] Suketu  Metha, “Copyright anche sullo yoga
ed è guerra tra Usa e India
”, www.repubblica.it,  10 maggio 2007
[4] Quanto detto può sembrare un po’ forzato ma ho cercato un paragone che rendesse bene l’assurdità della cosa.

Bibliografia: “Glossario Sanscrito” edizioni Asram Vidya
“Yoga metodo di reintegrazione” A. Danielou, edizioni Ubaldini

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