Yoga per il traffico

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Quanto è utile lo yoga per stare in serenità e consapevolmente nel traffico di ogni giorno?
Molto. La pratica inizia da una seduta comoda in macchina, le braccia e le gambe rilassate e l’attenzione al proprio respiro. Pranayama controllo (Yama) del respiro (prana).

La pratica di pranayama, il respiro di base, l’aria che entra allungata fino all’addome a riempire, l’aria che esce a svuotare attraversando i polmoni bassi, poi la parte superiore, bronchi, trachea e naso ancora per iniziare di nuovo.
Dopo qualche minuto la mente si placherà e si espanderà e ci consentirà un’esperienza diversa del traffico quotidiano.
Questo è il respiro definito “lento, lungo e profondo“, una delle tecniche di pranayama più diffuse.

Perché usare le tecniche di respirazione anche nel traffico? L’attenzione e il ritorno al proprio naturale respiro, da compiere come un vero e proprio “atto forzato“, rappresenta, anche dagli ultimi studi documentati, la possibilità di allenare i lobi frontali del cervello, quelli, per intenderci, deputati alla decisione, alla scelta anche del linguaggio e del comportamento.
Pertanto in contesti ad alto contenuto stressogeno, in situazioni di “pressione“, “oppressione“, “ritardo,minaccia percepita” e impossibilità di muoversi come si desidera, la pratica ci torna utile per resistere e prendere il buono che possiamo: un atto di rispetto per i nostri corpi e le nostri menti.

La concentrazione al respiro trasforma l’esperienza di guida nel traffico: diventa, pertanto, centripeta e non centrifuga, si guida con miglior concentrazione e si risparmiano energie anziché dissiparle, ci si allontana emozionalmente dal disagio del contingente, permettendoci di attraversarlo.
È interessante, in conclusione, segnalare che gli Yogi contano in respiri, anziché in anni, la longevità.
Va da solo l’aggancio logico: più il nostro respiro sarà lento, lungo e profondo, più vita guadagneremo.

Stefania Ratini

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