Zappa, il docufilm di Alex Winter

Frank Zappa alla chitarra
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È finalmente arrivato in Italia, in versione originale e sottotitolato in italiano, distribuito da Nexo Digital, Zappa, il docufilm di Alex Winter che intende esplorare la vita di Frank Zappa non solo sotto l’aspetto musicale ma anche, e soprattutto, sotto l’aspetto umano e più intimo.

Ahmet Zappa, terzogenito dell’artista e uno dei produttori della pellicola, ha dichiarato: “Il film offre uno sguardo ampio e intimo sulla sua vita, spesso utilizza proprio le sue parole… E’ il documentario definitivo”.

Alex Winter
Alex Winter, regista di ZAPPA. Photo credit: Philip Cheung

L’attore, sceneggiatore e regista inglese (nato a Londra nel 1965) naturalizzato statunitense Alex Winter ha avuto libero accesso, per la realizzazione di questo ambizioso progetto, al mitico archivio del genio di Baltimora e quindi a una mole infinita di inedito materiale audio e video.

Come è noto, Zappa aveva fatto costruire nella sua tenuta di Laurel Canyon, un quartiere nella zona delle Hollywood Hills nella città di Los Angeles, un vero e proprio bunker sotterraneo in cemento armato per conservarvi, con la sua tipica cura maniacale, registrazioni di concerti, prove, jam sessions e filmati familiari, musicali, televisivi e cinematografici.

In ragione di quanto sopra e tenuto conto che il montaggio definitivo del film ha richiesto oltre cinque anni di lavoro, ritengo fosse lecito aspettarsi qualcosa di più. Il film è certamente interessante, curioso sotto molti aspetti, a tratti divertente e perfino commovente. Ma a noi amanti e profondi conoscitori di Zappa, nonché avidi lettori dei tanti scritti che lo riguardano (colgo l’occasione per citare, per puro desiderio di divulgazione, Frank Zappa, l’autobiografia di Peter Occhiogrosso e dello stesso Zappa, Frank Zappa for President di Michele Pizzi, Cosmik debris di Greg Russo, tutti e tre editi da Arcana, oltre al fondamentale Frank Zappa di Barry Miles, edito da Feltrinelli), il film di Winter non ha fornito alcuna novità. E credo che non abbia reso un buon servizio anche a coloro i quali possiedono una conoscenza di Zappa parziale e limitata.

Nel tentativo, encomiabile ma inevitabilmente destinato a fallire, di documentare, in poco più di due ore, le innumerevoli sfaccettature della personalità di Zappa, i tanti e differenti aspetti delle sue creazioni artistiche, le sue svariate attività di carattere socio politico, Winter finisce col mettere troppa carne al fuoco, riesce a parlare di tutto (o quasi) senza mai concedersi il tempo necessario per approfondire, indagare, motivare adeguatamente l’uno o l’altro argomento e finisce così per restare sempre sulla superficie o ai margini degli avvenimenti raccontati e delle immagini mostrate.

L’aspetto che nel film soffre la maggiore penalizzazione è quello musicale. Ciò risulta paradossale perché è indubbio che Zappa proprio alla musica abbia dedicato tutta la vita con rigorosa coerenza e totale dedizione, sacrificando tutto a suo favore, compresi affetti e sentimenti. Nel film ci sono ovviamente molti spezzoni musicali, spesso inediti, ma si tratta sempre di filmati della durata di una manciata di secondi, del tutto insufficienti a documentare, con la dovuta completezza, la rivoluzionaria creatività di Zappa, musicista capace di fondere i più svariati stili, dal rock al blues, dal jazz al doo-wop, dal rhythm & blues alla fusion, dalla canzonetta di consumo alla musica classica e contemporanea, e di creare un proprio inconfondibile nuovo genere musicale.

Ci sono solo due momenti nei quali possiamo godere di un paio di minuti di musica senza interruzione: il primo è affidato al Kronos Quartet che esegue parte di un movimento del brano None of the above, scritto appositamente per il quartetto da Zappa nel 1984; il secondo è affidato alla percussionista Ruth Underwood (che suonò nei vari gruppi di Zappa dal 1968 al 1977) la quale esegue al pianoforte, accompagnata alla batteria da Joe Travers (tra l’altro custode e responsabile del sopra citato archivio zappiano), il brano The black page, una composizione particolarmente complessa e di difficile esecuzione (così intitolata per la fittissima concentrazione di segni musicali presenti nella partitura).

È davvero curioso che gli unici due momenti di musica ascoltabile con un certo respiro siano affidati ad altri e non venga offerto nell’intero docufilm un momento di significativa durata che documenti l’abilità solistica di Zappa, considerato da tutti uno dei più importanti e innovativi chitarristi rock.

Un altro tema inspiegabilmente trascurato dal docufilm di Alex Winter è quello relativo ai testi delle canzoni di Zappa. E’ infatti attraverso l’analisi dei testi che si può cogliere appieno la sua dirompente carica satirica e protestataria e l’assoluta coerenza dei suoi comportamenti pubblici. Sarebbe stato interessante documentarne l’evoluzione dall’iniziale parodistica critica agli oggetti e ai simboli dell’America a cavallo degli anni 60 e 70 alle sempre più feroci invettive contro il potere politico e mediatico fino agli espliciti attacchi degli anni 80 alla politica, alla religione, alla censura, al conformismo dell’America Benpensante.

Frank Zappacon The Mothers of Invention in ZAPPA
Frank Zappa con The Mothers of Invention in ZAPPA. Photo credit: Cal Schenkel

Il film di Winter punta molto sulla presentazione del Frank Zappa uomo e personaggio. Ecco quindi i filmati che ce lo mostrano in teneri atteggiamenti con la moglie Gail e con i figli; l’intervista nella quale dichiara di avere, quali unici amici, la moglie e i quattro figli ma anche l’intervista durante la quale confessa candidamente i suoi rapporti extraconiugali durante le lunghe tournée lontano da casa; l’intervista alla moglie Gail nella quale quest’ultima dichiara serenamente di essere sempre stata al corrente delle infedeltà del marito e consiglia, per il buon esito di un matrimonio, di evitare di parlare di certi argomenti (sic!).

Gli interventi di alcuni dei musicisti che hanno suonato con lui (Bunk Gardner, Ray White, Steve Vai, Mike Keneally, Scott Thunes) contribuiscono a fornire il ritratto di un personaggio dal carattere estremamente difficile, ai limiti dell’anaffettività, scostante, incoerente e contraddittorio (coerente nelle sue contraddizioni, come lo definisce Ruth Underwood che ne rivela un momento di grande tenerezza durante l’ultimo incontro avuto con lui poco prima della sua morte), sempre totalmente, esclusivamente e ossessivamente concentrato nella sua musica.

Winter documenta con dovizia di filmati l’impegno di Zappa contro la censura richiesta dal Parents Music Resource Center, un’associazione genitoriale che pretendeva l’apposizione del marchio Explicit Lyrics sui dischi con testi dai contenuti più o meno esplicitamente violenti o a carattere sessuale. Ci viene così mostrato Zappa, sorprendentemente e impeccabilmente in giacca e cravatta, durante l’audizione pubblica del Senato americano tenutasi nel settembre 1985.

Ampio spazio viene infine dedicato al viaggio di Zappa a Praga nel 1991, alla sua partecipazione al concerto tenutosi per festeggiare la liberazione della Cecoslovacchia dal dominio sovietico (con queste immagini si apre il film) e alla sua ultima apparizione pubblica al Festival di Francoforte quando, sebbene molto debilitato dalla malattia, riuscì a dirigere alcuni dei suoi brani eseguiti dall’orchestra tedesca Ensemble Modern. Il film si chiude sulle immagini degli oltre 20 minuti di applausi tributatigli dal pubblico in tale occasione.

Il docufilm di Winter, del quale ho evidenziato quelle che, a mio modesto avviso, sono gravi carenze per un’opera che avrebbe la pretesa di costituire un punto d’arrivo nell’analisi di una delle personalità più complesse e più difficilmente catalogabili e definibili dell’intero panorama artistico del 900, resta comunque un film da non perdere.

Sono innegabili la dedizione, la meticolosità della ricerca, l’impegno profuso nel cercare di farci penetrare, con una precisa scelta delle immagini, con il loro creativo accostamento, con un montaggio serrato e a volte adrenalinico, con una colonna sonora sempre incalzante e mai didascalica, nel mondo affascinante e spesso sconcertante di un genio.

In conclusione, da amante, estimatore e conoscitore di Zappa e dell’intera sua opera, tendo a considerare il docufilm di Winter, per il quale nutrivo grandi aspettative, come un’occasione almeno in parte mancata. Ritengo tuttavia che, anche in ragione dell’oggettiva difficoltà nel definire e inquadrare un artista così sfuggente e poliedrico quale Zappa è stato, all’opera di Winter possa senz’altro essere concesso l’onore delle armi.

GianLuigi Bozzi

Frank Zappa locandina docufilmZappa
dal 15 al 17 novembre al cinema
durata 129 minuti
regia di Alex Winter
con David Bowie, Paul McCartney, Mick Jagger, Arsenio Hall, Ringo Starr, Timothy Carey, John Lennon, Kathie Lee Gifford, George Harrison, Larry King, Alice Cooper, Regis Philbin, Frank Zappa, Charles Manson, Joni Mitchell, Jimi Hendrix, Steve Vai, Brian Jones, Pamela Des Barres, Bill Wyman, Jimmy Carl Black, Gail Zappa, Ruth Underwood, Don Preston, Ian Underwood, Václav Havel, Patrick O’Hearn, Mike Keneally, David Harrington, Euclid James ‘Motorhead’ Sherwood, Cal Schenkel, Scott Thunes, Ray Whitetree, Bunk Gardner

produzione USA
distribuito in Italia da Nexo Digital

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