Zio Vanja di Anton Čechov, regia Roberto Valerio

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Čechov nella pièce Zio Vanja mette a dura prova i suoi attori con quel continuo passare dalla commedia al dramma, dal riso sfrenato alla tristezza più cupa. Il grande regista Peter Stein diceva che “Recitare Čechov è un banco di prova per capire se l’attore con cui stai lavorando è oro o è ferro”. Sicuramente Giuseppe Cederna che interpreta zio Vanja e Mimosa Campironi che interpreta la giovane nipote Sonia sono oro. Riescono a dare continuità alla loro performance senza cedimenti e cali di tensione.

La recitazione di Giuseppe Cederna è superlativa. Riesce a dare corpo, anima e sangue, a uno zio Vanja che sembra incarnare tutte le variegate emozioni dell’animo umano. Tutte tranne quelle che spingono all’azione. Lui come gli altri personaggi rimane in mezzo al guado incapace di agire. Non è un caso che il refrain del dramma sia “L’importante è agire”. È un refrain pronunciato in coro dagli attori, con vigore. Ma è l’ennesima maschera perché al di là di aggrapparsi a questa formula magica i personaggi rimangono tutti nel chiuso delle proprie illusioni, delle proprie frustrazioni, senza riuscire ad amare fino in fondo, senza riuscire ad odiare totalmente. È un destino a cui non riesce a sottrarsi neanche la bella Elena, interpretata da una Vanessa Gravina che ci regala momenti di intensa recitazione. Alla fine si lascerà andare al tumulto delle emozioni ma rinuncerà a viverle, e se le lascerà alle spalle.

Giuseppe Cederna e Vanessa Gravina in Zio Vanja
Giuseppe Cederna e Vanessa Gravina in Zio Vanja di Anton Čechov . Foto Ilaria Costanzo

Ci troviamo di fronte a personaggi irresoluti, che attraversano la vita senza in realtà viverla, chiusi nel loro piccolo microcosmo, nutrendosi di illusioni e delle loro piccole occupazioni. Neanche la sensualità di cui è portatore il medico Astrov, interpretato dal sanguigno Pietro Bontempo, è in grado di portare la redenzione. Tutto sembra dissolversi nella noia, in una inesausta capacità dell’uomo di divorare la natura attorno a sé. D’altronde quello dell’avidità dell’uomo, della sua incapacità di rispettare la natura, è un j’accuse che serpeggia per l’intera rappresentazione.

Se la recitazione di Giuseppe Cederna è superlativa, e d’altronde la sua è una carriera dal nobile pedigree, estremamente interessante risulta l’energia che Mimosa Campironi mette nel personaggio della giovane Sonia. Lei sembra l’unica a non piegarsi, a reclamare nell’urlo che conclude lo spettacolo la necessità di non arrendersi alla vita. Ma questo le è consentito dalla grande fede che ripone in Dio. Perché alla fine è lì che il suo personaggio rimette le speranze, la fiducia.

Scelta coraggiosa quella del regista Roberto Valerio di portare in scena un testo così impegnativo come Zio Vanja. Nel suo adattamento sceglie di appoggiarsi a una scenografia essenziale, costruita da pochi elementi privilegiando così il lavoro degli attori che a tratti, per alcuni di loro, presenta qualche discontinuità.

C’è da registrare una nota interessante. La sera della prima grazie al discorso severo del direttore di sala Diego Mattiello, che ha invitato il pubblico a concentrarsi sullo spettacolo e non sul proprio cellulare, non si è vista nessuna di quelle fastidiose lucette blu che farebbero meritare ai possessori di smartphone l’allontanamento immediato dal teatro.

Gianfranco Falcone

Teatro Parenti – Milano
fino al 27 Marzo 2022

Zio Vanja
di Anton Čechov
adattamento e regia Roberto Valerio
con Pietro Bontempo, Mimosa Campironi, Giuseppe Cederna, Vanessa Gravina,
Massimo Grigò, Alberto Mancioppi, Elisabetta Piccolomini
costumi Lucia Mariani
luci Emiliano Pona
suono Alessandro Saviozzi
allestimento Associazione Teatrale Pistoiese
produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Toscana

Una parte del ricavato della prima di questo spettacolo sarà devoluto al fondo #MilanoAiutaUcraina (https://www.fondazionecomunitamilano.org/fondi/fondo-milanoaiutaucraina/)

 

 

 

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